Arrivato a Le Mans Marc Marquez non gira attorno al problema. Non cerca scorciatoie, non si appoggia al meteo, non prova a raccontare una situazione migliore di quella che è. Il suo momento in MotoGP ha velocità, lo ha detto anche Jorge Lorenzo, ma non ha ancora continuità. E proprio da qui parte il discorso più interessante del pilota Ducati alla vigilia di un altro weekend pesante dentro un calendario sempre più saturo.

La frase, del discorso riportato da motosan.es, che lascia il segno è una di quelle che spiegano tutto in una riga: “Se si aspetta che piova per favoriti, significa che sull’asciutto non stai mostrando il livello per vincere”. Marquez mette tutto sul tavolo: risultati, continuità e limiti da risolvere. Il suo discorso parte da un tema spesso sottovalutato, cioè tutto quello che oggi pesa fuori dalla pista dentro a una stagione sempre più lunga e piena di impegni: “È vero che ho avuto degli eventi. Dopo Jerez sono rimasto abbastanza tranquillo a casa, preparandomi fisicamente per affrontare il calendario che ci aspetta ora, così intenso.”

È vero che abbiamo 22 gare con weekend molto impegnativi e logicamente, tra social, questo, quello e tutto il resto, ci sono sempre più eventi, più impegni e più cose che fanno parte del nostro lavoro. Ed è proprio questa la parte del lavoro che ci costa di più, quella più difficile da combinare. È lì che io mi attengo ai miei giorni di contratto, mi do un limite e da lì non vado oltre: quando esco dalla porta di casa, inizio a contare le ore”.

“Il potenziale lo dicono i risultati, e i risultati dicono che c’è velocità ma non c’è continuità. È proprio lì che dobbiamo concentrarci, o cercare di capire perché ci manca questa continuità, che l’anno scorso era il nostro punto forte in ogni tipo di condizione, su ogni tipo di pista, mentre quest’anno è tutto molto più irregolare. Poco a poco credo che lo risolveremo, ma è vero che al momento, con i risultati che abbiamo mostrato, soprattutto la domenica, non si può pensare a un titolo”.

Nè tutta la colpa alla moto, ma neanche al pilota

Marquez non si nasconde, ma non semplifica nemmeno il problema. Il suo ragionamento è molto chiaro: non esiste una sola causa, e non ha senso scaricare tutto né sulla moto né sul pilota. “È un insieme di cose. Io non darò mai tutta la colpa alla moto e un team non darà mai tutta la colpa al pilota, perché è un mix di fattori. Questo significa che la moto è da vittoria e da lotta per il titolo, e io devo capire il modo per migliorare”.

“È una frase che non mi piace, perché se si aspetta che piova, se un pilota aspetta che piova o la gente aspetta che piova per favorire quel pilota, allora significa che in condizioni di asciutto non sta mostrando il livello per vincere. Quindi, chiaramente, sia sull’asciutto che sul bagnato cercheremo di tirar fuori il massimo. È vero che a Jerez ho mostrato un livello alto sull’acqua, ma ogni circuito è diverso e sul bagnato si aprono le possibilità per tutti”.

“Quando hai 20 o 21 anni, ci pensi di più. Quando invece hai già passato di tutto nella vita, sai che il lunedì si riparte, un altro giorno, un’altra settimana. Inoltre abbiamo avuto il test, che è andato bene: risali in moto, ritrovi buone sensazioni, accettabili, e proviamo ad andare avanti poco a poco. Gestendo tutti gli aspetti che ci sono in un team, partendo dalla moto fino al pilota e dal pilota alla moto, per tornare a essere competitivi”.

“Lo sto notando di più nelle curve veloci, è lì che sto soffrendo di più, e soprattutto nelle curve a sinistra, è lì che sto andando abbastanza più piano rispetto all’anno scorso. È un insieme di tutto. Allora provi a recuperare il tempo da un’altra parte e metti ancora più in crisi quell’aspetto. Però è vero che, se voglio la moto dell’anno scorso, ce l’ho. È lì che io devo continuare a lavorare per migliorarlo, perché se voglio ritrovare il feeling dell’anno scorso attraverso la moto, ho a disposizione quei pezzi e tutto quello che avevo l’anno scorso”.

“Dobbiamo continuare a insistere, da situazioni peggiori sono uscito, quindi devo continuare a insistere, cercare di gestire cose diverse e poi da lì vedremo. Dobbiamo continuare a lavorare nel nostro box per costruire la nostra base”.

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