Il 15 agosto 2021 il Red Bull Ring ha ospitato una delle gare più assurde e indimenticabili nella storia della MotoGP. L’incredibile vittoria di Brad Binder su gomme slick sotto il diluvio.

Il Gran Premio d’Austria del 2021 rientra di diritto nella categoria delle gare più strane di sempre. Il 15 agosto di quell’anno, sul tracciato Red Bull Ring ci fu un vero e proprio finale da cardiopalma, che ha riscritto le regole di ciò che è fisicamente possibile fare sulle moto più potenti del mondo.

Per quasi tre quarti della sua durata, la gara austriaca fu una battaglia asciutta, tesissima e spettacolare. I protagonisti più attesi non delusero le aspettative. Pecco Bagnaia, Marc Marquez e Fabio Quartararo diedero vita a una bagarre intensissima. Il passo imposto dai leader era quasi irraggiungibile dagli altri e tutto sembrava concludersi con la classica volata finale tra i big della categoria. Ma il meteo aveva in serbo un piano completamente diverso per gli ultimi cinque giri.

Il caos del flag-to-flag

A quattro giri dalla bandiera a scacchi, il cielo divenne più scuro. Le prime gocce di pioggia si trasformarono rapidamente in un vero e proprio diluvio universale, bagnando pesantemente l’asfalto. Le condizioni diventarono istantaneamente proibitive per gli pneumatici lisci. I piloti di testa, guidati da Bagnaia e Marquez, presero la decisione più sicura: entrare nella corsia dei box per il cambio moto, saltando in sella a quelle con gomme da bagnato.

In quel momento, l’incredibile coraggio di Brad Binder gli ha permesso di entrare nella storia. Binder, che combatteva con i primissimi, decise di rischiare. Ignorò la pit-lane e tirò dritto sul traguardo, decidendo di restare in pista con le gomme slick. Dietro di lui, anche piloti come Aleix Espargaró e Valentino Rossi tentarono la stessa scommessa.

Gli ultimi tre giri del sudafricano furono un miracolo sportivo. Guidare una MotoGP con gomme lisce sotto un acquazzone significa letteralmente danzare sul ghiaccio. I freni in carbonio, senza le staccate violente necessarie per mantenerli in temperatura, smisero di funzionare a dovere. Binder procedeva quasi a passo d’uomo nelle curve, tenendo la moto dritta con le ginocchia, i piedi e una sensibilità sovrumana sul comando del gas. La moto si imbizzarriva a ogni minima accelerazione, e un solo millimetro di piega in più avrebbe significato una caduta certa.

Bagnaia e Jorge Martin iniziarono a divorare l’asfalto bagnato, superando i vari piloti rimasti sulle slick come se fossero dei semplici birilli fermi in pista. Marquez, tradito dalla foga, scivolò quasi subito rovinando la sua rimonta.

L’ultimo giro fu infinito, Binder vedeva il traguardo avvicinarsi disperatamente, ma il vantaggio sul gruppo si assottigliava a una velocità spaventosa. Con il cuore in gola, il sudafricano riuscì a completare il suo capolavoro, tagliando il traguardo da vincitore nel Gran Premio di casa di KTM. Appena una manciata di secondi dopo di lui, Bagnaia e Martin piombarono sul rettilineo strappando i restanti gradini del podio agli altri temerari delle gomme lisce.

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