Ducati non si accontenta della vittoria: a Jerez parte un test vero da svolta
La vittoria di Alex Marquez nel GP di Spagna ha ridato ossigeno alla Ducati, ma a Jerez il giorno dopo si è capito subito una cosa: a Borgo Panigale non basta aver vinto. Perché se la domenica ha restituito un successo pesante, il lunedì di test ha raccontato un’altra verità, molto più tecnica e molto più urgente: la Desmosedici ha ancora tanto potenziale da tirare fuori, e per farlo Ducati sta mettendo sul tavolo un pacchetto di novità tutt’altro che marginale.
La moto vista in pista, soprattutto quella affidata a Marc Marquez, non portava semplici ritocchi. Portava una vera serie di interventi distribuiti su più aree della carena, dell’aerodinamica e perfino della zona posteriore. Tanta roba, tanta “ciccia”, appunto. Ed è un segnale chiarissimo: Ducati non considera affatto chiuso il discorso tecnico della GP attuale.

Il primo colpo d’occhio dice tutto: davanti c’è una Ducati diversa
L’elemento che ha attirato subito l’attenzione è stato l’anteriore. Marc è sceso in pista con una Desmosedici che mostrava diverse parti in materiale composito non verniciate, dettaglio che già da solo raccontava la natura fortemente sperimentale del pacchetto.
Ma la parte più evidente era il nuovo cupolino. La sezione frontale è apparsa più grande e più avvolgente, arrivando di fatto fino alla larghezza dell’ala anteriore e spingendosi in avanti verso la sporgenza dell’airbox. È una modifica importante anche dal punto di vista visivo, perché la moto perde quella classica forma a freccia che aveva caratterizzato la sua identità aerodinamica più recente.

Ali ridisegnate: meno estetica, più ricerca sul comportamento dell’anteriore
Anche le ali anteriori sono state riviste. Quella inferiore presenta un bordo d’entrata più spesso, mentre quella superiore ha meno incidenza e una corda nettamente più stretta. Non è una correzione cosmetica: è un intervento che lascia intuire una diversa idea nella gestione del carico e soprattutto nel modo in cui l’aria deve lavorare sull’avantreno.
La sensazione è che gli uomini di Gigi Dall’Igna stiano cercando una superficie di lavoro più efficace, capace di modificare la qualità del contatto dell’anteriore con l’asfalto e quindi il comportamento della moto nelle fasi più delicate. In altre parole, Ducati continua a lavorare per dare alla GP una risposta più leggibile e più efficace lì dove i piloti, soprattutto Bagnaia, hanno spesso chiesto di più.
Anche l’asola cambia volto: Ducati sta toccando i flussi in profondità
Uno dei dettagli più interessanti del pacchetto visto a Jerez riguarda l’asola laterale, che ha perso la vecchia forma a diapason ed è stata chiaramente riconfigurata. È un cambiamento che va letto insieme al resto della zona anteriore: se cambi frontale e ali, devi inevitabilmente ripensare anche il modo in cui i flussi si muovono lungo la moto.

E infatti tutto lascia pensare che Ducati stia cercando un andamento dell’aria diverso, più coerente con il nuovo pacchetto aero. Non è un dettaglio secondario, perché questi sono proprio i punti in cui si decide la qualità dell’efficienza complessiva della carena e il modo in cui la moto si stabilizza nelle diverse fasi della percorrenza.
Il diffusore resta importante, ma cambia il modo in cui viene alimentato
Sotto, la parte inferiore della carena mantiene un diffusore con una portata d’aria importante. Anzi, l’idea sembra quella di continuare a puntare forte proprio su quella zona, aumentando il riempimento grazie anche alla presenza di un soffiaggio nella parte superiore, pensato per migliorare ulteriormente l’efficienza.
È un lavoro molto raffinato, che suggerisce una Ducati impegnata non solo a generare carico, ma a distribuirlo e a sfruttarlo meglio. In più, sembra essersi ridotto anche il canyon che separa il diffusore dal corpo centrale della carena, quasi in una ricerca di un effetto più vicino a una specie di Venturi. Se questa lettura è corretta, significa che Borgo Panigale sta provando a rendere ancora più attiva la parte bassa della moto nella gestione dei flussi.
Gradino confermato, ma bordi e presa d’aria cambiano filosofia
Il gradino è stato mantenuto, insieme alla paratia laterale verticale, ma anche qui il lavoro è evidente. Il bordo appare meno squadrato e più tondeggiante, segno che si sta cercando una transizione dei flussi più morbida e meglio controllata.
In più, sotto al gradino compare una presa d’aria diversa, più grande e meno verticale. Un altro dettaglio che conferma come il lavoro Ducati non stia seguendo una logica fatta di micro-ritocchi isolati. Qui è stato rivisto tutto il pacchetto, cercando una nuova coerenza generale tra carico, riempimento e scorrimento dell’aria.
Ducati non rinuncia alle leg wings, e dietro spunta il vero dettaglio curioso
Tra i dettagli che non mancano ci sono anche le leg wings, quelle appendici tanto discusse e anche tanto osteggiate dalla stessa Ducati durante l’inverno. Vederle ancora presenti dentro questo nuovo pacchetto dice una cosa semplice: al di là delle polemiche o delle posizioni pubbliche, a Borgo Panigale continuano a considerarle utili dentro l’equilibrio complessivo della moto.
Ma il dettaglio che ha acceso davvero la curiosità è stato il forcellone posteriore. Qui Ducati ha portato una soluzione mista, con una struttura in metallo associata a inedite carenature in carbonio. È un elemento molto interessante, perché significa che il lavoro sul controllo dei flussi non si ferma alla zona centrale o anteriore della moto, ma coinvolge anche la parte posteriore, probabilmente nella ricerca di maggiore stabilità, pulizia aerodinamica e gestione della scia interna lungo la coda.

Marc prova il pacchetto nuovo, Bagnaia e Alex tornano a una soluzione messa da parte
Il test di Jerez racconta anche una differenza di programma tra i piloti Ducati. Se Marc Marquez ha girato con il nuovo pacchetto più estremo e più visibilmente sperimentale, Pecco Bagnaia e Alex Marquez hanno invece lavorato con una configurazione aerodinamica già vista nei test di Sepang.
Parliamo di quella soluzione riconoscibile per il gradino carenato e per la parte inferiore della carena priva del canyon. Un pacchetto che era stato accantonato e che adesso torna dentro alla valutazione dei piloti. Ed è un dettaglio importante, perché racconta una Ducati che non sta andando in una sola direzione cieca, ma che sta rimettendo sul tavolo anche strade tecniche già esplorate e poi sospese.

