FP2

Il lunedì di test a Jerez de la Frontera rappresenta storicamente il primo vero spartiacque della stagione, e questo 2026 non fa eccezione. Dopo un fine settimana condizionato dai capricci del meteo e dalle dubbie azioni agonistiche della Sprint, la pista asciutta ha finalmente permesso ai team di MotoGP di scendere in pista per otto ore di lavoro ininterrotto. Una sessione fondamentale per raddrizzare i progetti tecnici nati male e per affilare le armi in vista della lunga campagna europea, con i box trasformati in veri e propri laboratori a cielo aperto.

A rubare l’occhio, non tanto per il cronometro quanto per la mole di lavoro, è stato il box del team ufficiale Ducati. Dopo il preoccupante crollo prestazionale di Austin e le gravi difficoltà di aderenza palesate nel weekend spagnolo, la giornata di Pecco Bagnaia si è trasformata in una vera e propria maratona per ritrovare la rotta.

L’allarme rientrato (a metà) in casa Ducati: la rincorsa di Bagnaia

Nessun interesse per il time attack o per la vetta della classifica dei tempi. Francesco Bagnaia si è concentrato esclusivamente sulla risoluzione della crisi tecnica che lo attanaglia. Il lavoro del box rosso si è focalizzato sulla distribuzione dei pesi e sulle geometrie del telaio, nel tentativo disperato di far lavorare correttamente lo pneumatico posteriore e abbandonare quell’usura anomala che lo ha penalizzato nelle ultime uscite.

Bagnaia ha corso oltre settanta giri, provando due diverse specifiche di forcellone e alcune mappature inedite per addolcire l’erogazione del motore. Le facce a fine giornata all’interno del box raccontano di un cauto ottimismo: il feeling non è ancora quello dei giorni migliori, ma la perdita di decimi sul passo gara sembra essersi lievemente abbassata.

Gli straordinari di Nakagami e l’ombra del 2027 nel box Honda

Il test di Jerez ha assunto un sapore drammaticamente cruciale per la Honda. Con Aleix Espargaro costretto a casa dopo il grave infortunio alle vertebre rimediato a Sepang, tutto il peso dello sviluppo HRC qui a Jerez è ricaduto sulle spalle di Takaaki Nakagami. Il collaudatore giapponese è stato chiamato per le urgenze del presente e la costruzione del futuro.

Da un lato, Nakagami ha portato avanti il lavoro sulla carente trazione della RC213V attuale, testando un nuovo e voluminoso pacchetto aerodinamico per cercare carico al posteriore. Dall’altro, i riflettori si sono accesi per i primi, attesissimi run del prototipo RC214V equipaggiato con il motore da 850cc. Uno shakedown fondamentale per raccogliere dati sul comportamento dei nuovi pneumatici Pirelli in vista del cambio regolamentare del prossimo anno. I tempi del giapponese non risultano in classifica perché Honda non lo ha munito di transponder.

Marquez conferma il feeling, Yamaha lavora per il futuro

Mentre Bagnaia rincorreva il set-up, Marc Marquez ha badato semplicemente a consolidare il suo stato di grazia. Rinfrancato dall’incredibile vittoria nella Sprint, lo spagnolo non ha stravolto la sua moto, limitandosi a limare alcuni dettagli e a confermare il bilanciamento di base. La sua facilità di guida è il segnale più inquietante per la concorrenza: quando non c’è bisogno di inventare nulla nei test, significa che la moto è già pronta per vincere ovunque.

Giornata di grande fermento anche nel box Yamaha, freschi dell’ingaggio di Ai Ogura per la prossima stagione. I tecnici di Iwata hanno messo a disposizione di Fabio Quartararo un’evoluzione del telaio per migliorare la percorrenza a centro curva, raccogliendo feedback positivi. Proprio Ogura, nel vicino box Trackhouse, ha continuato a macinare chilometri sulla sua Aprilia lavorando su aggiornamenti del ride-height device, dimostrando una professionalità assoluta nonostante il futuro già scritto lontano da Noale

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