La MotoGP si avvicina a uno snodo che può cambiare parecchio del suo futuro. Come riportato da Motorsport.com, dopo mesi di trattative, tensioni e posizioni rimaste a lungo distanti, il nuovo accordo commerciale che dovrà regolare il campionato dal 2027 al 2031 sembra finalmente entrato nella fase decisiva. Secondo quanto emerge, il fine settimana di Austin può diventare quello della stretta di mano che metterebbe fine a un braccio di ferro andato avanti per quasi un anno.

Il quadro è chiaro: da una parte c’è MotoGP Sports Entertainment Group (DORNA) dall’altra ci sono i costruttori riuniti nella MSMA e i team impegnati nel mondiale. In mezzo, un documento che vale moltissimo perché non definisce solo diritti e doveri delle parti, ma soprattutto il nuovo impianto commerciale del campionato nella prossima era tecnica delle 850 cc.
Perché questo accordo pesa così tanto sul futuro della MotoGP
Chiamarlo “Patto della Concordia” non è casuale. Il riferimento al modello della Formula 1 serve a spiegare subito la portata della questione. In gioco non c’è un dettaglio amministrativo, ma l’equilibrio stesso del sistema MotoGP: chi controlla cosa, come vengono distribuiti i ricavi e quale valore avranno team e costruttori nel prossimo ciclo.
Il contratto in discussione riguarda il quinquennio 2027-2031 e contiene tutti i riferimenti chiave: diritti, responsabilità, sfruttamento dei diritti commerciali, in particolare televisivi, e compensi che dovranno essere riconosciuti alle strutture coinvolte. In sostanza, è il documento che definisce quanto la MotoGP sarà capace di crescere non solo sportivamente, ma anche come business.

Il punto più delicato della trattativa è stato quello economico. La proposta sostenuta dalla MotoGP si basa su una cifra fissa annuale, ritoccata nelle ultime settimane ma rimasta dentro quella logica. Dall’altra parte, team e costruttori hanno cercato di spingere verso un modello diverso: una percentuale sugli incassi, sulla scia di quanto avviene in Formula 1.
Secondo l’indiscrezione, l’offerta si aggira attorno ai nove milioni di euro all’anno, suddivisi in più voci. Ma il cuore del confronto non è solo la cifra assoluta. È il principio su cui costruire il rapporto.
Chi spinge per il modello percentuale lo fa perché vede in quella formula una scommessa più forte sulla crescita futura del campionato. Il ragionamento è semplice: se la MotoGP aumenterà davvero popolarità, audience e capacità commerciale, allora legare i ricavi a una percentuale permetterebbe a team e costruttori di partecipare molto più direttamente a quell’espansione.
Non c’è solo il denaro: il tema dei posti in griglia vale tantissimo
L’altro grande fronte di scontro riguarda la titolarità dei posti in griglia. Oggi, nel quadro ancora in vigore e destinato a scadere a fine stagione, la proprietà di quei posti resta in mano a Dorna. I team, però, vorrebbero cambiare questo equilibrio.
Il motivo è tutto fuorché secondario. Avere una titolarità più forte o comunque un riconoscimento diverso del proprio slot in griglia significa sedersi al tavolo con sponsor e investitori con un peso maggiore. Significa aumentare il valore della struttura, rafforzarne la posizione contrattuale e trasformare la presenza nel mondiale in un asset ancora più credibile.
È un passaggio cruciale perché tocca il cuore del motorsport moderno: oggi una squadra non è solo un box e due moto in pista. È una realtà che deve attrarre capitali, partner e prospettive industriali. E se quel posto in griglia acquisisce più valore, cambia anche la forza con cui la squadra può stare sul mercato.
Austin può diventare il weekend decisivo
Il fatto che il possibile accordo possa chiudersi proprio ad Austin non sembra casuale. Il GP delle Americhe arriva infatti in un momento perfetto: le posizioni si sono avvicinate negli ultimi giorni e il contesto politico-commerciale è favorevole anche per la presenza di alcuni alti dirigenti di Liberty Media, proprietaria del campionato.
È difficile immaginare uno scenario più adatto per sbloccare definitivamente la situazione. Non solo perché si corre negli Stati Uniti, ma perché proprio lì si incrociano il peso della nuova proprietà e l’esigenza di dare finalmente un quadro stabile alla MotoGP che verrà.
A confermare che Austin possa diventare un passaggio importante è stato anche Massimo Rivola, amministratore delegato di Aprilia Racing e presidente della MSMA, che però ha mantenuto un profilo molto cauto.

“In questo momento non sono autorizzato a parlare di questa questione, perché c’è un portavoce che se ne occupa”, ha spiegato. Il riferimento è a Lin Jarvis, scelto dai costruttori come rappresentante e figura di collegamento con Dorna su questo dossier così delicato.
Rivola, però, ha lasciato filtrare un passaggio significativo: “In ogni caso, l’America è un luogo molto indicato per sederci ad un tavolo, dato che è la sede di Liberty Media. Vediamo se dopo Austin avremo qualche novità”.
Parole misurate, ma tutt’altro che casuali. Perché confermano che il weekend texano viene percepito davvero come una finestra concreta per arrivare alla chiusura.
L’aspetto forse più interessante è quello che potrebbe arrivare subito dopo. Perché una volta firmato il nuovo accordo, la conseguenza più immediata dovrebbe essere una raffica di annunci oggi rimasti congelati.
Il riferimento è doppio: mercato piloti e alleanze tra team e costruttori. Molte operazioni, infatti, sarebbero già ben avanzate in vista del 2027, ma finora non sono state ufficializzate anche per via della pressione politica esercitata nella trattativa.
Da questo punto di vista, il fatto che finora sia stato annunciato solo il rinnovo di Marco Bezzecchi con Aprilia non viene letto come una coincidenza. È piuttosto il segnale di una strategia condivisa dentro la MSMA per tenere alta la leva negoziale verso l’organizzatore.
Una volta chiuso l’accordo, però, questo freno potrebbe saltare di colpo. E a quel punto il paddock rischia davvero di riempirsi di comunicati in sequenza.

