Le premesse erano diverse, le sensazioni del weekend in alcuni momenti anche incoraggianti. Eppure il bilancio finale del GP del Brasile per Pecco Bagnaia è ancora più pesante di quanto racconti la sola caduta. A Goiania arriva infatti il primo zero del 2026, ma soprattutto riemerge un quadro tecnico e sportivo che ricorda troppo da vicino i momenti peggiori del suo deludente 2025.

Perché il problema non è soltanto essere finito nella via di fuga della curva 1 dopo dieci giri. Il problema è che, ancora una volta, in gara Bagnaia non è riuscito a ritrovare quelle sensazioni buone che pure aveva fatto vedere tra prove libere e Warm Up. E quando il weekend è entrato nella fase che conta davvero, sono tornate fuori tutte le sue fragilità più note.

La gara di Bagnaia era partita già male. Scattando dall’11ª casella, il pilota Ducati si è ritrovato nelle prime fasi addirittura in 14ª posizione, costretto subito a rincorrere in un contesto in cui recuperare non era affatto semplice.

Con il passare dei giri, però, era riuscito almeno a rimettersi dentro la top 10. Non stava brillando, ma sembrava ancora in grado di ricostruire qualcosa. Poi, proprio mentre si preparava ad attaccare la Honda di Johann Zarco, ha perso l’anteriore alla curva 1 e la sua domenica è finita lì, dopo appena dieci tornate.

Un epilogo che aggrava ulteriormente un bilancio già pesante. Perché dopo appena due gare il leader del campionato, Marco Bezzecchi, è già lontano 46 punti. E in una stagione in cui Bagnaia avrebbe dovuto rispondere subito, il margine comincia a farsi molto scomodo.

Bagnaia non cerca alibi: “Stavo cercando di sopravvivere”

Il tono delle sue dichiarazioni a fine giornata è stato molto chiaro. Come riportato da Motorsport.com, Bagnaia non ha provato a nascondersi dietro a un episodio sfortunato o a una singola circostanza di gara. Ha ammesso invece di non aver mai davvero capito le condizioni del tracciato e di aver passato la corsa più a difendersi che ad attaccare.

Stavo cercando di sopravvivere, ma sono caduto ugualmente. Forse non sono riuscito a capire bene le condizioni e stavo faticando molto per rimanere in sella. Il grip era molto basso e, come ho detto, non ho capito le condizioni”.

È una frase che racconta tantissimo. Bagnaia non parla da pilota che si sente tradito da una moto improvvisamente ingestibile, ma da uno che in quel contesto non è mai riuscito davvero a leggere il limite, il grip e il comportamento del pacchetto. E quando un pilota del suo livello usa il verbo sopravvivere, il segnale è già pesante di suo.

Uno degli aspetti più strani del suo GP è proprio il contrasto tra ciò che si era visto in alcuni momenti del weekend e quello che invece è successo tra Sprint e gara lunga. Bagnaia stesso lo riconosce.

“È difficile da dire perché l’anno scorso era sempre così. Quest’anno, invece, nei test e anche qui, gara a parte, ho sempre avuto buone sensazioni. Devo migliorare me stesso, perché nella FP2 ero nelle prime posizioni, e lo ero anche nel Warm-Up. Avevo fatto solo un errore in qualifica, ma il mio passo era buono. È strano che poi abbia faticato così tanto nella Sprint e in gara, devo solo migliorare”.

Qui sta uno dei nodi più difficili da leggere. Perché Bagnaia non arriva da un weekend interamente negativo. Al contrario, in più momenti aveva dato l’impressione di avere in mano un passo competitivo. La FP2 lo aveva visto davanti, il Warm Up pure. E anche la qualifica, almeno sul piano del potenziale, sembrava raccontare una moto che poteva stare più su.

Quando gli è stato chiesto se i problemi attuali siano simili a quelli che lo avevano perseguitato lo scorso anno, Bagnaia non ha girato intorno alla risposta. E qui emerge il dato più inquietante del weekend.

“Più o meno. Fatico abbastanza a fermare la moto e ad avere una velocità in curva normale, poi manca grip al posteriore e non riesco ad essere costante. Durante le prove mi sono sentito meglio, ma in gara no. I problemi sono in frenata ed in ingresso curva”.

È una dichiarazione molto pesante, perché riporta in superficie esattamente le aree che avevano trasformato il suo 2025 in una stagione molto più complicata del previsto. Frenataingresso curva, difficoltà a far rallentare la moto come vorrebbe e perdita di costanza per mancanza di grip al posteriore: il quadro è fin troppo riconoscibile.

Un piccolo passo avanti c’è, ma non basta

Se non altro, Bagnaia intravede un dettaglio leggermente migliore rispetto al 2025: la possibilità di stare più vicino a chi lo precede senza finire immediatamente nei guai.

Quando segui qualcuno, la temperatura della gomma anteriore si alza e diventa difficile spingere come sempre, però l’anno scorso ero più nei guai. Dovevo rimanere a mezzo secondo da chi mi precedeva, ora invece posso stare più vicino”.

La domenica brasiliana è stata segnata anche dalle polemiche sulle condizioni dell’asfalto, che si stava rompendo tra curva 11 e curva 12. Un problema che ha portato alla riduzione della distanza di gara da 31 a 23 giri, con una decisione presa a pochissimi minuti dal via.

Bagnaia, però, non ha voluto entrare più di tanto nella discussione.

“Non voglio entrare in queste discussioni, ho già i miei problemi. Però è quello che è, è una nuova pista, anche ad Austin ci sono molti avvallamenti, sistemeranno le cose”.

È una risposta quasi emblematica del suo stato attuale. In un momento in cui lui stesso si sente lontano dal livello che vorrebbe, il resto passa inevitabilmente in secondo piano. Prima di giudicare l’esterno, Bagnaia ha bisogno di capire sé stesso e la sua Ducati.

Austin arriva subito, e può già pesare tantissimo

Adesso il calendario porta la MotoGP ad Austin, già il prossimo weekend. E per Bagnaia diventa immediatamente una tappa pesante. Non solo perché bisogna fermare l’emorragia di punti, ma perché serve soprattutto impedire che questo avvio di stagione assomigli sempre di più a una replica del 2025. Il piemontese prova ad aggrapparsi proprio a questo.

“Spero che sarà come lo scorso anno, quando ero stato competitivo, e proverò a lottare per le posizioni che penso siano il mio obiettivo”.

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