Marc Marquez si è ripreso la scena nella Sprint del GP del Brasile, conquistando la sua prima vittoria stagionale del sabato e riportando la Ducati davanti dopo i dubbi lasciati dalla Thailandia. Ma dietro il successo di Goiania c’è una lettura più complessa del semplice risultato: lo spagnolo ha vinto, sì, però ha anche ammesso di non sentirsi ancora davvero libero sulla moto.

La Ducati risponde, Marquez pure: il Brasile cambia il tono dopo Buriram

Il weekend brasiliano ha già restituito un’immagine diversa rispetto a quella della Thailandia. La Ducati è tornata al comando e l’Aprilia, che nel primo appuntamento sembrava la moto del momento, non ha più dato quella sensazione di superiorità tecnica così netta.

Dentro questo quadro, Marquez ha messo insieme il tassello che gli mancava: una vittoria. Il successo nella Sprint di Goiania è il primo dopo quello ottenuto a Montmeló nella passata stagione ed è anche il sedicesimo in carriera nella format del sabato. Un numero che gli permette di agganciare Jorge Martin come pilota con il maggior numero di vittorie Sprint.

È un risultato pesante, non solo per la classifica ma anche per il messaggio che manda al campionato. Dopo una Thailandia piena di dubbi, il Brasile ha già cominciato a rimettere Marquez nella posizione che più gli appartiene: quella del riferimento.

Di Giannantonio parte forte, poi Marquez costruisce la rimonta giro dopo giro

La Sprint, però, non è stata una passeggiata. Fabio Di Giannantonio era scattato benissimo e per buona parte della gara aveva dato l’impressione di poter gestire la situazione davanti. Marquez, invece, ha dovuto costruire la sua corsa con pazienza, senza strappi inutili, trovando ritmo progressivamente.

Il sorpasso decisivo è arrivato a tre giri dalla fine, ma è stato preparato molto prima. Lo spagnolo ha studiato la situazione, ha letto il comportamento del romano e si è fatto trovare pronto quando si è aperto il varco.

A decidere la Sprint è stato infatti anche un errore del numero 49, finito sulla parte sporca della pista e costretto ad allargare quel tanto che bastava per lasciare spazio all’attacco Ducati. Marquez non ci ha pensato un secondo e si è infilato subito.

Marquez ammette di aver studiato Di Giannantonio attraverso la telemetria

Nel dopo gara, lo spagnolo ha spiegato, come riportato da Motorsport.com, come aveva costruito la propria Sprint, svelando anche un dettaglio molto interessante sul lavoro fatto nei dati.

“È una vittoria molto importante, perché in Thailandia avevo sofferto. Non me l’aspettavo, perché già nelle prove avevo visto che Diggia andava molto forte. Noi piloti Ducati abbiamo accesso alla telemetria degli altri: ho cercato di capire cosa facesse meglio, senza copiare, ma adattando tutto al mio stile”.

È una frase che racconta bene il Marquez di oggi. Non soltanto talento e istinto, ma anche analisi, studio, lettura tecnica di chi in quel momento stava facendo meglio di lui in alcuni punti del tracciato. E in una Ducati piena di piloti competitivi, la telemetria condivisa diventa uno strumento fondamentale per accorciare il tempo necessario a trovare la chiave.

Il dettaglio importante, però, è che Marquez non parla di imitazione. Parla di adattamento. Ha osservato ciò che Di Giannantonio faceva meglio, ma lo ha riletto attraverso il proprio stile. Ed è proprio questa capacità a renderlo così pericoloso.

L’errore di Di Giannantonio gli ha evitato un rischio già visto in Thailandia

Nel finale, Marquez si è sentito meglio e ha capito di avere una possibilità concreta. Lo ha spiegato lui stesso con grande sincerità.

“Nel finale mi sono sentito meglio, e quell’errore mi ha sicuramente aiutato”.

Ma la parte più significativa arriva subito dopo, quando collega il sorpasso riuscito in Brasile a quanto accaduto nella Sprint di Buriram, dove era stato penalizzato per un attacco troppo aggressivo su Pedro Acosta.

“Se Fabio non avesse sbagliato, avrei dovuto fare una staccata come quella in Thailandia, e dopo quello che è successo lì ci avrei pensato due volte”.

Qui c’è un passaggio importante. Marquez sa che in Thailandia aveva pagato un eccesso di aggressività, e questo gli sarebbe rimasto in testa anche nel momento di giocarsi la vittoria a Goiania. L’errore di Di Giannantonio, in pratica, gli ha evitato di dover forzare un attacco al limite. E gli ha permesso di prendersi il successo senza esporsi di nuovo allo stesso rischio regolamentare e sportivo.

Il vero tema resta la spalla destra: Marquez non guida ancora come vorrebbe

Fin qui la vittoria. Ma il vero centro del suo racconto è un altro. Perché, nonostante il successo e i progressi mostrati, Marquez non ha nascosto che la spalla destra continui ancora a condizionarlo.

L’infortunio che lo aveva costretto a saltare la parte finale della scorsa stagione non è un capitolo chiuso del tutto. I miglioramenti ci sono, ma non abbastanza da restituirgli quella naturalezza assoluta che sente di aver perso.

Ed è qui che arriva la dichiarazione più forte del suo sabato.

“Non vedo l’ora di rivedere la gara: sono rigido, poco sciolto, e faccio movimenti che non riesco ancora a comprendere del tutto. Non riesco a essere naturale sulla moto come l’anno scorso. Qui ho fatto un passo avanti, ma devo continuare a spingere: è questa la chiave”.

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