Aprilia esce da Buriram con una consapevolezza nuova. Non solo per il risultato, ma per il tipo di segnale lasciato in pista. La casa di Noale sente di essersi avvicinata a Ducati in modo concreto, pur sapendo che il percorso non è ancora finito. Ed è proprio in questo equilibrio tra ambizione e lucidità che si inseriscono le parole di Paolo Bonora, Race Manager di Aprilia Racing, al “Blog Quotidiano”, che ha fotografato il momento del team con grande chiarezza.

Il GP di Thailandia ha infatti rafforzato una sensazione già emersa nella parte finale della scorsa stagione: Aprilia oggi non vuole più limitarsi a inseguire. Vuole stare dentro la lotta con Borgo Panigale.
Aprilia sente di essere cresciuta, ma sa che non basta ancora
Bonora ha riconosciuto i progressi della squadra, senza però trasformarli in trionfalismo. “Ci siamo avvicinati molto, ma abbiamo ancora molto da imparare da loro; l’anno scorso abbiamo ottenuto un risultato inaspettato, soprattutto verso la fine della stagione, ma continuiamo a lavorare per migliorare ogni giorno”.
È una frase che racconta bene il momento di Aprilia. Da una parte c’è la soddisfazione per essere riusciti a ridurre il gap da Ducati, dall’altra la consapevolezza che per restare stabilmente al vertice servirà continuità, non soltanto qualche exploit.
La sensazione, però, è che a Noale il livello di fiducia sia cresciuto parecchio. E quando una squadra comincia a parlare così, significa che non si percepisce più come outsider di passaggio.

Bezzecchi è diventato una delle chiavi del salto Aprilia
Dentro questa crescita, il nome che pesa di più è quello di Marco Bezzecchi. Il suo percorso viene letto internamente come una delle notizie migliori dell’ultimo periodo, perché racconta quanto il progetto Aprilia sia riuscito a evolvere insieme al pilota.
Bonora lo ha spiegato in maniera molto netta: “Ci ha sorpreso davvero: l’anno scorso veniva da Ducati e gli è costato un po’ capire la nostra moto, ma poi si è sviluppato e, alla fine, era capace perfino di tenere testa a Márquez”.
Questa è la parte più forte del discorso. Bezzecchi non ha avuto un impatto immediato e semplice. Il passaggio da Ducati ad Aprilia gli ha chiesto un adattamento reale, tecnico e mentale, perché si trattava di entrare dentro una moto diversa, con riferimenti differenti. Ma una volta superata quella fase iniziale, il suo rendimento è cresciuto fino a diventare molto alto.
Il riferimento a Márquez pesa parecchio. Significa che, nella lettura interna del team, Bezzecchi aveva raggiunto un livello tale da potersela giocare anche con uno dei riferimenti assoluti della MotoGP.

La fiducia con la moto è cresciuta e Aprilia ora vuole vincere
Aprilia vede in Bezzecchi non solo un pilota veloce, ma uno dei simboli della propria maturazione. Perché quando cresce la sintonia tra pilota e moto, cresce anche il margine per trasformare il potenziale in risultati.
Bonora lo ha detto senza girarci intorno: “La sua fiducia con la moto è cresciuta enormemente e, dopo il suo matrimonio (con l’Aprilia), ci sentiamo in obbligo di dare tutto per vincere quante più gare possibile”.
È una dichiarazione che cambia il tono del racconto. Qui non si parla più solo di crescita o di avvicinamento ai migliori. Si parla apertamente di vittorie. E questo significa che all’interno del box Aprilia c’è la percezione di avere finalmente tra le mani una base tecnica e sportiva capace di reggere obiettivi più alti.
Ducati resta il riferimento, ma la distanza si è accorciata
Il confronto con Ducati resta inevitabile. Borgo Panigale continua a essere il punto di riferimento generale della MotoGP, sia per risultati sia per profondità del progetto tecnico. Ma Aprilia oggi non sembra più vivere questa distanza come una barriera invalicabile.

Buriram ha dato proprio questa sensazione: in certe condizioni la casa di Noale può stare lì, può giocarsela e può persino mettere pressione al riferimento del campionato. Non significa che i valori siano già ribaltati, ma significa che il campionato può diventare più aperto di quanto fosse sembrato in altre fasi recenti.
Ed è qui che il messaggio di Bonora acquista peso. Aprilia sa di essere cresciuta, sa di avere ancora margine e, soprattutto, sente di non dover più nascondere le proprie ambizioni.
Rivola e la forza di un gruppo che si muove come uno solo
Bonora ha anche acceso i riflettori sul lavoro di Massimo Rivola, individuando in lui una delle figure più importanti nella costruzione dell’Aprilia attuale. Il merito, secondo il dirigente, è soprattutto nella capacità di scegliere le persone giuste e di creare una struttura che lavori davvero come un gruppo unico.
È un aspetto fondamentale. In MotoGP non basta avere una moto competitiva se dietro non c’è una squadra capace di coordinare tecnici, piloti, meccanici e ingegneri con una visione comune. Aprilia, invece, negli ultimi anni ha dato spesso la sensazione di aver trovato proprio questo equilibrio. E in questa crescita collettiva rientra perfettamente anche l’esplosione di Bezzecchi.

Le giapponesi sono indietro, ma nessuno le esclude dal ritorno
Nel suo ragionamento, Bonora ha allargato lo sguardo anche alle case giapponesi, che in questo momento restano alle spalle dei costruttori europei. In particolare, il riferimento è andato a Yamaha, vista oggi come la più in difficoltà.
Eppure, il giudizio non è stato definitivo. In Aprilia c’è la convinzione che i marchi giapponesi torneranno prima o poi a rientrare davvero nella lotta. Forse non subito, ma abbastanza da non poter essere sottovalutati nel medio periodo.
È un passaggio interessante perché racconta una MotoGP ancora in evoluzione, dove gli equilibri attuali non vengono letti come immutabili.
Il regolamento 2027 può ridisegnare parte della griglia
Bonora ha poi toccato uno dei temi più importanti per il futuro della categoria: il nuovo regolamento del 2027. La riduzione di potenza, con circa 50 cavalli in meno rispetto agli attuali 300, viene considerata un cambiamento molto sensibile, soprattutto sui rettilinei più lunghi.
Ma il punto non è soltanto questo. L’altra grande incognita sarà quella legata agli pneumatici, e quindi all’arrivo di Pirelli. Secondo Bonora, il cambio potrebbe incidere parecchio sulle gerarchie e sui tempi di adattamento dei piloti.
La sua lettura è stata precisa: “Secondo me sì: 50 CV in meno rispetto ai 300 si sentiranno eccome su un rettilineo di un chilometro; inoltre c’è l’incognita degli pneumatici: chi andava forte con Michelin continuerà ad andare forte con le Pirelli, mentre chi arriverà dalla Superbike o dalla Moto2, dove questi pneumatici si usano già, avrà meno difficoltà ad adattarsi alla classe regina”.
È una riflessione molto interessante, perché apre un tema spesso sottovalutato. Il 2027 non cambierà soltanto il modo in cui andranno le moto, ma anche il tipo di adattamento richiesto ai piloti. E chi avrà già familiarità con certe gomme potrebbe avere un vantaggio iniziale non banale.

Il vero segnale di Aprilia è mentale prima ancora che tecnico
Il messaggio più forte che emerge dalle parole di Bonora è forse questo: Aprilia ha cambiato mentalità. Non si racconta più come una squadra che spera di stare con i grandi, ma come una realtà che sente di poter vincere, di poter crescere ancora e di poter stare stabilmente nel gruppo di testa.
Bezzecchi, in questo senso, è molto più di un pilota in forma. È la prova che il progetto può assorbire talento, accompagnarlo nell’adattamento e portarlo a un livello molto alto.
Buriram è stato solo il primo segnale della stagione, ma il tono delle parole che arrivano da Noale dice già molto. Aprilia non si sta più limitando a rincorrere. Sta provando a costruire una candidatura vera.

