L’Aprilia spinge sull’acceleratore nei test di Jerez, facendo esordire un pacchetto aerodinamico per estremizzare l’effetto suolo e un ride-height device evoluto per risolvere il problema delle partenze.
La sensazione che circola nel paddock è che a Noale siano usciti dagli schemi. Con una Ducati in affanno nella gestione gomme e un Marc Marquez in lieve difficoltà ma costantemente al limite, l’Aprilia ha deciso di rompere gli indugi. Il lunedì di test a Jerez de la Frontera non è stato vissuto dai veneti come una semplice giornata di conferme, ma come un vero e proprio banco di prova per lanciare l’assalto definitivo al Mondiale 2026. Il reparto corse ha scaricato dai camion una serie di novità mirate a limare gli unici veri punti deboli di un progetto tecnico già velocissimo.
La RS-GP si è presentata in Andalusia non per stravolgere la propria natura, ma per affinare i dettagli che fanno la differenza tra un’ottima gara e un campionato vinto. I piloti ufficiali si sono concentrati sul massimizzare la trazione in uscita di curva e risolvere l’annoso problema dello scatto da fermo.

Carico aerodinamico nuovo.
Il lavoro principale si è focalizzato sull’aerodinamica, da sempre il punto forte degli ingegneri Aprilia. Sulle moto del team factory è comparso un nuovo pacchetto di carene laterali, caratterizzato da un nuovo paio di ali verticali ad altezza del cupolino. L’obiettivo è tanto chiaro quanto complesso: estremizzare la velocità alle massime angolazioni di piega.
A Jerez, dove i lunghi curvoni in appoggio dettano il tempo sul giro, schiacciare la moto a terra in percorrenza significa garantire una maggiore e più stabile impronta per lo pneumatico Michelin. Una soluzione che si traduce in una drastica riduzione degli scivolamenti e, di conseguenza, in una vita più lunga per la gomma. Una mossa tecnica studiata per evitare i crolli prestazionali nei delicatissimi finali di gara.

Il lavoro sul ride-height device
Se in curva la moto fa paura, la vera rincorsa ai decimi perduti si gioca a moto dritta, o meglio, allo spegnersi del semaforo. Il secondo focus della casa di Noale ha riguardato l’ottimizzazione della fase di partenza, storicamente un punto debole per Aprilia rispetto a KTM e Ducati.
I piloti ufficiali hanno deliberato una versione evoluta del ride-height device. Il nuovo abbassatore posteriore garantisce un azionamento idraulico più rapido e una compressione ancora più estrema del retrotreno. Abbassare ulteriormente il baricentro significa limitare l’intervento dell’anti-impennata elettronico, permettendo ai piloti di scaricare a terra tutta la potenza del motore V4 fin dai primissimi metri.
Lasciata l’Andalusia, la percezione è che Aprilia abbia le idee chiarissime. Cercano la perfezione meccanica e aerodinamica. E in una classe regina dove i distacchi si misurano ormai in millesimi di secondo, la casa veneta ha dimostrato di non voler lasciare nulla di intentato per sedersi sul trono della MotoGP.

