Se in Gara 1 aveva dato un segnale forte, in Gara 2 Alessandro Delbianco ha fatto ancora di più. A Misano il campione in carica ha dominato in maniera ancora più netta rispetto al sabato, confermando che questo inizio di CIV Superbike 2026 parla chiaramente la sua lingua.
Il pilota del team DMR Yamaha ha chiuso in 22’30”322, vincendo con 6.286 di vantaggio su Gabriele Giannini e con 7.998 su Michele Pirro. Un margine pesante, che racconta molto bene il livello espresso per tutta la corsa. Delbianco non si è limitato a controllare: ha preso in mano la gara e l’ha portata dove voleva lui, senza lasciare davvero la sensazione che qualcuno potesse mettergli le mani addosso.
Dopo pole, vittoria del sabato e successo della domenica, il weekend di Misano si chiude così con una fotografia nettissima: Delbianco è il riferimento assoluto del campionato, e oggi sembra anche più forte di quanto non lo fosse alla vigilia.
Rinaldi prova a restare agganciato, poi si ferma
L’unico che inizialmente ha provato a tenere il suo ritmo è stato ancora una volta Michael Ruben Rinaldi. L’ex mondiale ha cercato di restare in scia a Delbianco nei primi giri, ma rispetto a quanto serviva per mettere davvero pressione al leader, gli è mancato qualcosa.

E quando già il copione stava virando verso una nuova fuga della Yamaha, per lui è arrivata anche la beffa definitiva: ritiro per problemi tecnici. Un epilogo pesante, perché Rinaldi era uno dei pochi con il potenziale per provare almeno a sporcare la gara di Delbianco, e invece esce dalla domenica senza punti e con un weekend che, a livello di raccolto, lascia più rimpianti che certezze.
Pirro sbaglia tutto al via, poi si salva con una rimonta pesante
Se Delbianco ha costruito la sua gara con controllo e continuità, Michele Pirro ha dovuto inventarsela in rimonta fin dal primo secondo. La sua partenza è stata completamente sbagliata: la moto si è impennata e, dopo la prima curva, il pilota del Garage 51 si è ritrovato addirittura nono.
Da lì in poi, però, va riconosciuto che la sua reazione è stata forte. Pirro ha ricominciato a risalire posizione dopo posizione, recuperando fino a chiudere terzo. Un podio tutt’altro che banale, visto come si era messa la corsa nei primi metri.
Alla fine, il risultato consegna un dato curioso ma significativo: podio identico a quello di Gara 1, con Delbianco davanti a Giannini e Pirro. Ma se il risultato è lo stesso, il modo in cui ci si è arrivati racconta una domenica ancora più nervosa e intensa.
Giannini si conferma: secondo ancora una volta
Dentro al dominio di Delbianco e alla rimonta di Pirro, c’è un altro dato che merita spazio pieno: Gabriele Giannini chiude ancora una volta secondo. È un risultato che pesa, perché conferma una continuità altissima nell’arco dell’intero weekend e lo accredita subito come uno dei nomi più solidi di questo avvio di stagione.
Ai piedi del podio ha chiuso Samuele Cavalieri, quarto a 10.673, davanti a Gamarino, quinto a 12.474. Sesto Kevin Manfredi a 12.726, autore di una gara che gli consente di restare molto vicino alla parte alta.
Poi Luca Vitali, settimo a 21.354, E. Pusceddu ottavo a 22.233, Filippo Rovelli nono a 22.334 e Finello decimo a 26.595.
Più indietro Amadori, Saltarelli, Margarito, Ruiu e Morri, in una classifica che conferma quanto la griglia sia molto densa anche dietro ai primissimi.
La domenica di Davide Stirpe si chiude con un NC, dopo appena 6 giri completati. Male va anche a Luca Ottaviani, costretto al ritiro dopo 12 giri. Due stop che pesano, soprattutto in un weekend in cui punti e continuità contavano tantissimo per costruire il primo vero equilibrio del campionato.
Delbianco sorride, poi Pirro riaccende tutto
Finita la gara, però, il vero spettacolo si è trasferito subito in conferenza stampa. Delbianco, da vincitore del weekend, ha mantenuto una linea serena e lineare, dicendosi contento del weekend, della gara e della moto. Un tono rilassato, coerente con chi ha appena firmato una doppietta netta. Poi ha preso la parola Pirro. E il clima è cambiato di colpo.

Le parole del pilota Ducati sono state ancora una volta durissime, e hanno riportato immediatamente al centro il tema del regolamento e della penalizzazione inflitta alla casa di Borgo Panigale.
“Non ho niente da dire sulla qualità dei piloti, Alessandro e Gabriele hanno dimostrato di saper andare fortissimo e sono molto più giovane di me”, ha premesso. Poi però è arrivato l’attacco vero: “Però faccio questa premessa: il campionato doveva essere Production. Non puoi penalizzare una casa che ha investito milioni di euro sullo sviluppo della moto di produzione, quindi sulla nostra moto, perché tu un mese prima decidi che ok che è Production Bike ma alla Ducati gli dò 5 kg in più, dare alla Yamaha elettronica Marelli e Ducati quella di serie. Non c’è differenza tra la mia moto e quella delle altre Ducati in pista, su Yamaha ho qualche dubbio”.
La conferenza degenera: intervengono gli uomini di Honda e Yamaha contro Pirro
A quel punto la tensione, già alta dopo il sabato, è esplosa definitivamente. In conferenza sono intervenuti anche uomini Honda e Yamaha, in particolare dei team di Giannini e Delbianco, contrari alla lettura portata da Pirro. Da lì in poi, il clima è rapidamente degenerato.
Non è più stata soltanto una conferenza post gara. È diventato un confronto aperto, nervoso, quasi uno scontro diretto tra visioni opposte del campionato, del regolamento e del senso stesso di questo nuovo equilibrio tecnico.

