VR46 apre il weekend di Jerez con una doppietta

La prima sessione di libere del GP di Spagna lancia subito un segnale forte: a Jerez la squadra che parte meglio è la Pertamina Enduro VR46. A chiudere davanti a tutti è stato Fabio Di Giannantonio, autore di un ottimo 1’36”954, unico pilota capace di abbattere il muro dell’1’37”. Alle sue spalle, a completare la doppietta del team di Tavullia, c’è Franco Morbidelli, staccato di 288 millesimi.
Il dato va letto con la giusta chiave. Entrambi i piloti VR46 hanno sfruttato nel finale una coppia di gomme medie nuove, elemento che ha inciso sul colpo conclusivo. Ma questo non toglie valore al messaggio della sessione: Di Giannantonio si conferma in una fase di grande fiducia, nonostante una spalla ancora dolorante, e continua a essere il ducatista più convincente di questo avvio di stagione.
Alex Marquez terzo: il primo vero squillo in un 2026 complicato. Dietro alla doppietta VR46 si piazza un altro pilota Ducati, Alex Marquez, che porta il Gresini Racing fino alla terza posizione con il tempo di 1’37”332. E probabilmente è proprio il suo il riscontro più interessante della sessione, perché arriva senza il vantaggio delle gomme fresche usate dai due piloti VR46 nel finale.
Per il vicecampione del mondo è un primo segnale incoraggiante in un inizio di stagione che fin qui aveva raccontato più problemi che certezze. Jerez, almeno nel venerdì mattina, gli ha restituito una presenza più solida e soprattutto un riferimento cronometrico che può rimetterlo dentro il weekend fin dalle prime battute. Vediamo dove sarà nel pomeriggio.
Bezzecchi c’è anche stavolta, ma qui è più lui dell’Aprilia
Alle spalle del trio Ducati spunta il leader del Mondiale, Marco Bezzecchi, quarto con la sua Aprilia. Il romagnolo paga appena 15 millesimi da Alex Marquez a parità di gomme usate, ed è questo il dettaglio che conta di più. Per una volta, la sensazione è che a fare la differenza sia stato soprattutto il pilota, più ancora del vantaggio tecnico della RS-GP visto nelle ultime uscite.
Subito dietro c’è Marc Marquez, quinto a oltre mezzo secondo dal miglior crono di Di Giannantonio. Dopo le parole del giovedì, in cui aveva spiegato di sentirsi finalmente arrivato a una condizione fisica sufficiente per smettere di parlare del corpo e concentrarsi solo sulla prestazione, il primo turno di Jerez ha restituito un quadro discreto ma non ancora esaltante.
In casa Aprilia il bilancio del mattino resta comunque positivo, perché oltre a Bezzecchi c’è spazio anche per Raul Fernandez, sesto in 1’37”510. Anche lui, però, ha sfruttato gomme nuove nel finale per salire in classifica, quindi il suo crono va letto con un minimo di cautela.
Più indicativo, forse, il decimo posto di Jorge Martin, ottenuto invece continuando con gomme usate. Il campione 2024, però, si è preso oltre tre decimi dalla RS-GP gemella di Raul, e questo resta un dato da seguire. Come se non bastasse, Martin è anche finito a terra in curva 4 quando era tornato in pista per le prove di partenza. Nessuna conseguenza fisica, ma di certo non il modo migliore per chiudere la sessione.
Yamaha si aggrappa a Miller, ma Quartararo sprofonda
La miglior Yamaha del turno è quella di Jack Miller, settimo, anche lui tra quelli che hanno costruito il proprio miglioramento con una gomma nuova nel finale. Una posizione discreta, ma che non cancella del tutto la sensazione di una M1 ancora altalenante, soprattutto in una pista che storicamente dovrebbe aiutare di più la casa di Iwata.
A rendere il quadro più pesante è soprattutto il dato di Fabio Quartararo, addirittura 20°. Vederlo così indietro a Jerez, su un tracciato che in passato ha spesso esaltato Yamaha, racconta bene quanto il progetto V4 sia ancora acerbo e lontano dall’offrire una base davvero competitiva.
Da segnalare anche il problema tecnico che ha fermato lungo la pista Toprak Razgatlioglu a metà turno. Il turco ha poi chiuso 15°, ma ricorrendo anche lui a una gomma nuova. Mentre tra i tempi da leggere con più attenzione c’è anche il nono posto di Johann Zarco. Il pilota Honda LCR ha mantenuto la stessa gomma posteriore fino alla fine, concedendosi solo una morbida anteriore nuova nel momento del giro buono. Il suo 1’37”603 pesa più di quanto dica la semplice posizione finale, perché racconta una Honda capace almeno di stare in zona utile senza artifici troppo marcati.
Più opaco invece l’inizio di weekend di Pedro Acosta, solo ottavo con la KTM. Non è un brutto risultato in assoluto, ma il suo venerdì mattina è sembrato più sottotono rispetto a quanto ci si poteva aspettare.
Bagnaia preoccupa: frenata difficile e un dritto evitato per miracolo
Il nome che esce peggio dalle Libere 1 è però quello di Pecco Bagnaia. Il pilota Ducati ha chiuso solo 11°, a 730 millesimi dal miglior tempo, e soprattutto ha mostrato ancora una volta le difficoltà già raccontate nel giovedì di Jerez.
Le sue sofferenze nel fermare la Desmosedici in staccata sono apparse evidenti, e il turno è stato segnato anche da un dritto nella ghiaia in cui almeno è riuscito a evitare la caduta. Non è ancora il momento di lanciare allarmi definitivi, ma il quadro conferma che il problema esiste e non è sparito con le tre settimane di pausa.
Tra gli altri italiani, il migliore è Luca Marini, ma soltanto in 17ª posizione con la Honda, appena davanti alla KTM Tech3 di Enea Bastianini, 18°. Più sorprendente ancora il 19° posto di Ai Ogura, soprattutto considerando quanto di buono aveva mostrato ad Austin prima del problema tecnico che gli aveva tolto una possibile occasione da podio. Il quadro italiano si chiude con Lorenzo Savadori, al debutto stagionale come wildcard Aprilia, 22°, davanti al collaudatore Yamaha Augusto Fernandez.

