Marquez arriva a Jerez con un obiettivo diverso: non vincere subito, ma tornare davvero davanti

Il Marc Marquez che si presenta a Jerez non è quello che prova a caricare il weekend con proclami. Al contrario, è uno che sceglie un tono molto più realistico. Dopo tre gare senza podi domenicali e con 36 punti di ritardo da Marco Bezzecchi in classifica, lo spagnolo arriva al primo round europeo della stagione con una priorità diversa: costruire un weekend solido e tornare sul podio, prima ancora di pensare alla vittoria.
Il contesto spiega bene questa prudenza. La MotoGP 2026 ha consegnato fin qui un’Aprilia davanti a tutti, con Bezzecchi capace di vincere le prime tre gare della stagione e di imporsi come riferimento assoluto della domenica. Ducati, invece, ha mostrato più di una fragilità, soprattutto nella gestione della distanza e nel consumo gomma, ed è per questo che il weekend spagnolo e soprattutto il test ufficiale del lunedì vengono letti come un passaggio pesantissimo per riallineare il progetto.
La notizia più importante per Marquez è una sola: la spalla non è più al centro del discorso
La prima vera svolta, almeno sul piano personale, riguarda però la condizione fisica. Marc arriva a Jerez dopo tre settimane di lavoro pieno e la sensazione che emerge dalle sue parole è chiara: la spalla destra, condizionata dal nuovo infortunio rimediato in Indonesia nel 2025, non è più il tema dominante del suo presente.
“Ho trascorso tre settimane intere a casa, e credo che questo mi abbia fatto bene per cercare di fare un altro piccolo passo avanti. Posso dire di essere ad un livello ottimale per competere al massimo”, ha spiegato. Poi la frase che forse pesa più di tutte: “Fisicamente credo di aver raggiunto un livello accettabile per non parlare più della mia forma fisica, ma solo delle prestazioni in pista”.
È un passaggio importante, perché cambia la prospettiva del weekend. Per mesi il discorso attorno a Marquez è stato inevitabilmente intrecciato al recupero fisico. Ora invece, almeno nella sua lettura, il focus può spostarsi finalmente solo sulla prestazione. Non vuol dire che da Jerez in poi tornerà automaticamente il Marc dei giorni migliori. Vuol dire però che lui stesso considera chiusa, o comunque molto attenuata, la fase in cui il corpo rappresentava l’alibi principale.

Marquez non si sente nella posizione di fermare Bezzecchi
Il punto forse più interessante del suo giovedì è il modo in cui sceglie di leggere la lotta al vertice. Alla domanda se si senta chiamato a fermare Bezzecchi, Marc evita di caricarsi addosso una missione che oggi non sente ancora sua. E lo fa con una sincerità piuttosto netta.
“Io non sono nella posizione di fermare Bezzecchi”, ha detto. E poi ha aggiunto: “Quest’anno non ho conquistato nemmeno un podio di domenica, quindi con questo non puoi puntare ora a vincere una gara”. È una dichiarazione molto forte, perché mette ordine tra realtà e aspettative. Jerez è una pista amata, è il GP di casa, la Ducati storicamente qui va forte, ma Marquez non vuole fingere che basti questo per trasformarlo automaticamente nel favorito.
Il suo obiettivo, infatti, è un altro: “Non chiedo di vincere perché non abbiamo dimostrato il livello per vincere in queste prime gare, quindi prima bisogna costruire un podio e lottare per ottenere il massimo dei punti durante il weekend”. Dentro c’è una linea molto precisa: abbassare il volume delle aspettative, costruire, e semmai solo dopo pensare al colpo grosso.
“Il punto è che Bezzecchi ha guidato tutti i giri di tutte le gare della domenica, e questo è la cosa più preoccupante”, ha spiegato. Non è una frase qualsiasi. Significa che il problema non è solo battere un rivale che oggi ha più punti, ma agganciare una moto e un pilota che stanno correndo con un margine di controllo superiore agli altri. E infatti Marc arriva a indicare i favoriti per il titolo con una chiarezza quasi brutale: “Cercheremo di fermare il favorito, che per il titolo in questo momento sono le Aprilia con Bezzecchi e Martín”.
Questa lettura si appoggia anche ai risultati: Reuters ha raccontato come Bezzecchi abbia dominato sia in Brasile sia ad Austin, vincendo tre GP di fila in apertura di campionato e portando Aprilia in una posizione di forza tecnica evidente.
Ducati guarda più al lunedì che al 2027: prima bisogna salvare il presente
Nel paddock di Jerez c’è naturalmente anche il tema della Ducati 850cc del 2027, che ha già effettuato il primo shakedown a Misano con sensazioni iniziali positive secondo Gigi Dall’Igna. Ma Marc, su questo punto, è stato molto chiaro: oggi il suo orizzonte non è la moto del futuro, è la Ducati che deve tornare competitiva subito.
“No, no. Mi hanno detto qualcosa i tecnici, gli ingegneri, ma non ho parlato direttamente con Pirro, perché era un primo contatto”, ha spiegato parlando del debutto della 850cc. Poi la frase che sposta completamente il focus: “Per il momento siamo ancora concentrati sul miglioramento per questa stagione, che è ciò che dobbiamo fare”.
Ed è qui che rientra il test del lunedì. Più che il progetto 2027, dentro Ducati in questo momento interessa capire se dal primo test ufficiale post-gara del 2026 possano arrivare risposte utili per la GP26. Non a caso Marc ha ammesso che nel box si è parlato più del test di lunedì che dello shakedown della 850cc.

“L’asso nella manica” è il vero messaggio del giovedì: Ducati e Marquez devono aiutarsi a vicenda
Il passaggio più bello, e forse anche quello più “editoriale”, arriva quando gli chiedono se si aspetti un colpo speciale da Ducati nel test di lunedì. La risposta di Marquez è una fotografia perfetta del momento che sta vivendo la squadra. Nessuno, oggi, può salvarsi da solo.
“È come sempre, il pilota si aspetta un asso nella manica dagli ingegneri, e gli ingegneri si aspettano un asso nella manica dal pilota. Quindi, vediamo se possiamo aiutarci a vicenda”.
Dentro questa frase c’è tutto. C’è la Ducati che cerca qualcosa dagli uomini in pista. C’è Marquez che spera che gli ingegneri trovino la chiave per avvicinare Aprilia. E c’è soprattutto l’idea di una squadra che, per la prima volta dopo anni di dominio quasi naturale, deve ricostruire il vantaggio pezzo per pezzo. Non aspettando il genio singolo, ma cercando una risposta condivisa.
Marquez ha anche risposto indirettamente a chi, come Andrea Dovizioso, aveva lasciato intendere che la sua condizione fosse peggiore di quanto apparisse. E la sua spiegazione, qui, è molto interessante perché entra nel merito dei tempi lunghi di recupero dopo un problema alla spalla, soprattutto per un pilota con il suo storico fisico.
“La mia condizione durante i test in Malesia era pessima, e poco a poco l’ho migliorata, ma credo di stare ormai raggiungendo una forma fisica simile a quella dell’anno scorso”, ha raccontato. Poi ha aggiunto il dettaglio più importante: “Con un infortunio alla spalla, con tutto quello che avevo già alle spalle, finché non passano sei mesi, soprattutto a livello neurale, non si comincia a rimettere tutto a posto”.

