La MotoGP cambia ancora: dal 2027 non ci saranno più wild card
La MotoGP ha appena aperto la porta a una svolta pesantissima, di quelle destinate a cambiare davvero il volto del paddock. Dal 2027, infatti, spariranno le wild card nella classe regina. Nessun costruttore potrà più schierare una moto extra in nessuna occasione, a prescindere dalla fascia di concessioni. Una scelta netta, che toglie alle Case uno strumento tecnico e sportivo molto importante proprio nel momento in cui il campionato si prepara a entrare in una nuova era regolamentare.
La decisione è emersa dagli ultimi incontri della Grand Prix Commission e segna una rottura molto chiara con l’impianto visto finora. Fino a oggi, infatti, il regolamento permetteva ai costruttori di utilizzare wild card in misura diversa a seconda del livello di concessioni. Ducati, trovandosi in Fascia A, nella passata stagione e in questa non aveva la possibilità di portare in pista Michele Pirro come wildcard. Gli altri marchi, essendo collocati tra Fascia C e Fascia D, avevano invece a disposizione fino a sei apparizioni extra.

Il paradosso del 2027: tutti in Fascia B, ma senza la possibilità di usarla davvero
Il punto curioso, e anche piuttosto pesante, è che questa scelta arriva proprio nell’anno in cui il sistema delle concessioni sarebbe stato di fatto azzerato dal nuovo regolamento tecnico. Con il 2027, infatti, la MotoGP cambierà pelle: arriveranno i motori da 850cc, verrà ridotto l’impatto dell’aerodinamica e saranno vietati gli abbassatori. In un quadro del genere, i costruttori sarebbero ripartiti più o meno tutti dallo stesso livello, finendo in Fascia B.
Sulla carta, questo avrebbe dato accesso a tre wild card per ogni marchio. Ma la nuova decisione cancella tutto in partenza. In sostanza, la MotoGP rimette tutti più o meno allo stesso punto sul piano delle concessioni, ma allo stesso tempo elimina una delle leve più utili per sfruttarle davvero durante la stagione.
I costruttori perdono un’arma pesante per lo sviluppo
Togliere le wild card significa togliere alle Case la possibilità di portare aggiornamenti e soluzioni nuove dentro ai weekend di gara attraverso una moto supplementare. In pratica, significa ridurre una delle scorciatoie più preziose per accelerare lo sviluppo, perché una cosa è provare un pacchetto nei test, un’altra è metterlo alla prova dentro un contesto reale da Gran Premio, con grip, gomma, ritmo e condizioni vere.

Dal 2027 questa strada non esisterà più. E per marchi che dovranno affrontare una rivoluzione tecnica così grande, è una perdita pesante. Non è un dettaglio di contorno. È un taglio netto a uno degli strumenti più utili per capire in fretta dove stai davvero andando.
Ma c’è anche il rovescio della medaglia: chi vorrà ancora fare il collaudatore?
La questione, però, non finisce qui. Perché la scomparsa delle wild card rischia di avere un effetto collaterale molto concreto anche sul ruolo dei collaudatori. E qui entra in gioco un tema sempre più sensibile per il paddock: quello dei piloti di riserva fissi, richiesti dai promoter per evitare griglie incomplete in caso di infortuni.
Il problema è semplice. Fare il tester era, ed è, un ruolo molto più appetibile se oltre al lavoro invisibile di sviluppo ti viene garantita anche la possibilità di correre qualche GP. Senza wild card, questa prospettiva sparisce. E allora bisognerà capire quanto diventerà più difficile convincere certi profili a restare in quel tipo di ruolo.
Basta guardare la situazione attuale per capire il senso del problema. In questa stagione hanno disputato wildcard con una certa regolarità Lorenzo Savadori per Aprilia, Takaaki Nakagami per Honda, Pol Espargaró per KTM e Augusto Fernandez per Yamaha. Tutti piloti che, oltre al lavoro di sviluppo, hanno avuto anche una finestra vera per rimettersi in pista durante un weekend di gara. Dal 2027, questa finestra sarà chiusa.
Stop anche a un’altra ipotesi: niente 850cc in wild card già nel 2026
Tra le delibere emerse c’è poi un altro chiarimento molto interessante, e probabilmente non casuale. È stato infatti specificato nero su bianco che nel 2026 non sarà possibile disputare wildcard portando già in pista la moto da 850cc del 2027.
Detta così, sembrerebbe quasi una puntualizzazione superflua. Perché verrebbe naturale pensare che una moto pensata per il regolamento successivo non possa essere schierata in gara un anno prima. E invece il fatto che la Grand Prix Commission abbia sentito il bisogno di vietarlo esplicitamente fa pensare che qualcuno, almeno a livello teorico, ci avesse fatto un pensiero.

Con Pirelli resta anche la regola sulla pressione gomme
Parlando sempre del regolamento 2027, c’è un altro punto da registrare. Con il passaggio dalle gomme Michelin alle Pirelli, qualcuno poteva immaginare anche un azzeramento delle regole più discusse legate alla gestione degli pneumatici. Invece non sarà così.
La regola sul controllo della pressione delle gomme, che ha fatto discutere enormemente nelle ultime due stagioni, resterà in vigore anche nel 2027. È una conferma importante, perché significa che uno dei temi più controversi della MotoGP recente non sparirà con il cambio di fornitore. Cambierà la gomma, ma non il principio regolamentare che impone il rispetto di parametri precisi.
Cambia subito anche la procedura di partenza
Infine, tra le modifiche approvate ce n’è una con effetto immediato, legata alla procedura di partenza. D’ora in avanti, una volta dichiarato uno “Start Delayed” sulla griglia, il conto alla rovescia per il Warm-Up Lap non riprenderà più dal cartello dei 3 minuti, ma da quello dei 5 minuti.
È un aggiustamento apparentemente piccolo, ma che nei weekend caotici può cambiare parecchio la gestione delle operazioni in griglia, soprattutto in situazioni meteo incerte o in presenza di problemi tecnici dell’ultimo momento.

