Bagnaia arriva a Jerez con un problema chiaro e una risposta ancora da trovare
Dopo quasi un mese di pausa, la MotoGP riparte da Jerez e per Pecco Bagnaia il weekend spagnolo ha il peso di uno snodo importante. Il pilota Ducati arriva in Andalusia con la voglia di rimettersi subito al lavoro, ma soprattutto con la necessità di trovare risposte a un inizio di stagione sotto le aspettative, nel quale il problema principale non è stato tanto il passo sul giro secco, quanto il crollo di rendimento nella gara lunga.

La lunga sosta, nata anche dallo slittamento del Gran Premio del Qatar a fine stagione per via del conflitto in Medio Oriente, ha allargato enormemente il vuoto tra Austin e Jerez. E proprio Bagnaia è stato tra quelli che più hanno sofferto questa attesa. Come riportato da Motorsport.com: “Non vedevo l’ora di tornare in pista, perché allenarsi con l’Ohvale e con la moto da flat track… Poi tutti i giorni in palestra, quindi è sicuramente meglio stare qua”, ha spiegato nel giovedì di Jerez.
Il vero nodo non è il weekend, ma la domenica
Il punto più interessante dell’analisi fatta da Bagnaia riguarda la differenza tra il rendimento mostrato fino al sabato e quello visto poi in gara. Ed è un aspetto che, nella sua lettura, distingue chiaramente il 2026 dal 2025.
“Nelle prime tre gare, il weekend andava bene, poi sono stato io a fare degli errori in qualifica e mi sono trovato indietro. In generale, fino al sabato siamo stati competitivi, quasi sempre nella top 5 delle sessioni, mentre l’anno scorso non era quasi mai così. Quindi arrivi alla gara pronto per fare bene, poi in gara inizi a perdere prestazione, è più quella la cosa difficile da capire e su cui lavorare”.
Tra le tre gare iniziali, quella di Austin è stata forse la più indicativa per leggere il problema. Bagnaia ha spiegato di aver accusato un calo molto marcato del grip posteriore, ed è proprio questo il dato che più preoccupa in ottica gara lunga.
“Durante la gara di domenica ad Austin ho riscontrato un calo di grip al posteriore piuttosto marcato”, ha raccontato. Poi è entrato ancora più nel dettaglio: “È strano perché durante il weekend, il venerdì, ho fatto molti giri e sono riuscito a mantenere un ritmo molto costante, mentre in gara, dopo otto giri, ho consumato completamente la gomma posteriore”.

Bagnaia si aspetta che a Jerez si provi qualcosa di diverso: “È una cosa che dobbiamo capire e credo che abbiano iniziato a pensare a qualcosa di diverso per il weekend. È un po’ strano, perché anche in passato la domenica era il mio giorno. E ora posso essere più competitivo il sabato con il serbatoio più piccolo e con quello grande faccio fatica. È difficile da capire, ma è così”.
Bagnaia, comunque, non cerca alibi e si concentra sul lavoro: “Cerco solo di entrare sempre in pista e spingere al massimo, adattandomi alla situazione. Penso che in queste tre settimane anche Ducati abbia analizzato tanto i dati per cercare di capire e, anche se le cose non sono chiare, si proverà qualcosa anche qui”.
Con la GP26 il feeling davanti è migliore, ma non basta ancora
C’è però anche una parte positiva nella sua analisi. Bagnaia ha spiegato che il feeling con l’anteriore della GP26 è molto diverso rispetto a quello che aveva con la GP25, una moto che non gli trasmetteva il limite in modo chiaro e che gli lasciava una sensazione di poca trasparenza nelle reazioni.
“Rispetto alla moto dell’anno scorso, l’anteriore quest’anno è più sincero, senti meglio cosa sta chiedendo e quanto puoi spingere”, ha detto. Poi ha spiegato ancora meglio il concetto: “L’anno scorso poteva capitare di fare un giro piano e uno molto spinto ed arrivare due decimi più lento alla fine del T1, ma non sapevo come mai. Non riuscivo a percepire il limite, mi sembrava di spingere tanto, ma in realtà andavo come il giro prima. Quest’anno invece se spingo abbasso i tempi, quindi il feeling è più veritiero e senti di più il limite”.
Un altro aspetto centrale del ragionamento di Bagnaia riguarda il fatto che nel 2026 le difficoltà non sembrano più isolate. E per lui questo può diventare paradossalmente un vantaggio, perché permette a Ducati di lavorare su una direzione più comune.
Nel suo confronto con il 2025, Bagnaia ricorda che allora la situazione era molto più spezzata. “L’anno scorso io lamentavo le stesse cose di Diggia, mentre Alex Marquez aveva la GP24, che è una moto che vincerebbe ancora oggi, senza problemi”. Una frase pesante, che dice chiaramente quanto il piemontese continui a considerare la GP24 una base tecnica straordinaria.
Poi il riferimento a Marc Marquez: “Marc invece si è trovato particolarmente bene, senza trovare i problemi che ho avuto io. Almeno fino all’Indonesia, che ha avuto gli stessi anche lui e poi è successo quel che è successo. Però nel weekend di Mandalika lui era tanto in difficoltà”.
Diggia si è adattato meglio, Marc e Alex pagano un limite che Bagnaia conosce bene
Nel 2026, invece, Bagnaia vede una convergenza più ampia di sensazioni, anche se con sfumature diverse. “Quest’anno invece siamo tutti più o meno con lo stesso feeling, forse Diggia si sta trovando un pelino meglio, perché si è adattato bene a questa moto e la stabilità lo ha aiutato”.
Poi arriva il passaggio più interessante sugli altri uomini Ducati: “Marc ed Alex invece sono più in difficoltà per un discorso che questa moto è più difficile da fermare ed è un po’ quello che avevo io l’anno scorso”. È una frase che apre una lettura tecnica molto chiara. La Ducati attuale, secondo Bagnaia, richiede un adattamento importante in frenata e nella fase di arresto della moto, cioè proprio in una zona che può cambiare molto il rendimento del pilota.
Bagnaia aggiunge anche un aspetto quasi psicologico dell’adattamento: “Dopo un anno però provi ad adattarti e a toglierti di dosso quello che avevi prima, che sicuramente era meglio”. E infine il punto sulla collaborazione interna: “Comunque stiamo lavorando tutti insieme per capire cosa fare. Diverse volte, sia ad Austin che a Goiania, abbiamo parlato per cercare di capire cosa chiedere a Ducati per andare nella stessa direzione, e stiamo cercando di farlo”.
Bagnaia non teme la 850cc: Bulega può aiutare Ducati a non disperdere il lavoro sulla GP26
In chiusura, al piemontese è stato chiesto se teme che l’avvio dello sviluppo della futura 850cc per il 2027 possa togliere energie al progetto attuale. Da questo punto di vista, Bagnaia si è mostrato tranquillo. E nella sua risposta c’è anche un riferimento importante a Nicolò Bulega.
“Ducati, col fatto che ha Bulega come tester, con noi si potrà concentrare più a lungo sul cercare di migliorare la GP26, affidando tutto il lavoro della 850cc a Nicolò”.
È una dichiarazione che restituisce una doppia sensazione. Da una parte, Bagnaia non vede il progetto 2027 come un pericolo immediato per lo sviluppo della moto attuale. Dall’altra, riconosce implicitamente quanto Ducati possa sfruttare la nuova figura di Bulega per separare meglio i due fronti di lavoro.

