Joan Mir prepara il ritorno in MotoGP dopo quattro Gran Premi di assenza. Dai problemi di salute emersi a Misano agli esami medici, ecco cosa è successo

Joan Mir torna a Sepang dopo quattro Gran Premi saltati per problemi di salute. Il campione del mondo MotoGP 2020 ha annunciato il proprio rientro in occasione del Gran Premio della Malesia. La notizia arriva dopo settimane complicate, caratterizzate da visite mediche, riposo forzato e interrogativi sulle sue condizioni. Ma cosa è successo davvero al pilota Honda? E perché il suo ritorno è stato possibile soltanto adesso?

Tutto comincia a Misano. I problemi di Joan Mir sono diventati evidenti durante il Gran Premio di San Marino, disputato il 13 settembre. Lo spagnolo non era in buone condizioni fisiche e, dopo appena cinque giri, ha dovuto riportare la propria Honda ai box. Mir aveva spiegato di sentirsi estremamente debilitato, con livelli di energia molto inferiori alla normalità. La situazione non riguardava però soltanto il weekend italiano. Secondo quanto successivamente comunicato da Honda, il pilota accusava diversi sintomi già da mesi.

A Misano, questi disturbi si sono aggravati fino a impedirgli di affrontare regolarmente una gara. Dopo il ritiro, Mir si è recato a Barcellona per sottoporsi ad accertamenti presso il Dexeus University Hospital. Gli esami hanno evidenziato alcuni parametri del sangue alterati, rendendo necessari ulteriori controlli. Il dottor Ángel Charte, responsabile medico della MotoGP, ha seguito personalmente la situazione.

Il 22 settembre, Honda ha pubblicato un comunicato per spiegare le ragioni dell’assenza del proprio pilota. I controlli non avevano ancora individuato una causa precisa dei sintomi. Per questo, i medici hanno prescritto 15 giorni di riposo rigoroso e trattamenti riabilitativi.

Mir aveva già saltato il Gran Premio d’Austria. Successivamente, Honda ha ufficializzato anche le assenze in Giappone e Indonesia. La priorità era comprendere l’origine dei problemi e permettere allo spagnolo di recuperare completamente. L’assenza di Mir ha costretto Honda a riorganizzare più volte la propria formazione in griglia. Al Red Bull Ring è stato Takaaki Nakagami a sostituire lo spagnolo. A Motegi, invece, la scelta è ricaduta su Somkiat Chantra.

In Indonesia è arrivato il turno di Aleix Espargaró, ma anche il collaudatore spagnolo ha incontrato difficoltà fisiche. Espargaró ha disputato la Sprint prima di rinunciare alla gara domenicale. Nel frattempo, Nakagami ha riportato una frattura alla clavicola durante il weekend giapponese. La situazione è diventata ancora più complicata in Australia, dove Honda ha deciso di non schierare un sostituto per Mir. Successivamente, anche Luca Marini è stato dichiarato non idoneo a correre a causa di un’infezione virale. Il risultato è stato un weekend senza piloti ufficiali Honda in pista a Phillip Island.

Perché Mir non è tornato già in Australia?

Il recupero dello spagnolo è stato più lungo rispetto alle prime aspettative. Honda ha continuato a monitorare le sue condizioni, senza però fissare una data precisa per il rientro. Alla vigilia di Phillip Island, il team ha spiegato che il Gran Premio d’Australia sarebbe arrivato troppo presto. La decisione è stata presa insieme allo staff medico, per evitare un ritorno anticipato. Nonostante i miglioramenti, la priorità rimaneva il recupero fisico del pilota.

Il primo segnale positivo è arrivato il 23 ottobre, attraverso le dichiarazioni del team manager Honda Alberto Puig. “Abbiamo parlato con lui nelle ultime ore. L’intenzione è che venga a Sepang”, ha spiegato Puig a Sky Sport. “Ha avuto un grande miglioramento. Penso che in Malesia sarà con noi”.

Il giorno successivo, Mir ha confermato le proprie intenzioni attraverso i social. “Ci vediamo in Malesia”, ha scritto accompagnando il messaggio con una fotografia. Sepang rappresenta inoltre un circuito significativo per lo spagnolo. Proprio in Malesia, nel 2025, aveva conquistato il suo più recente podio in MotoGP. Nonostante il ritorno annunciato, rimane un elemento importante: Honda non ha reso pubblica una diagnosi definitiva. Le comunicazioni ufficiali hanno parlato di sintomi persistenti, forte affaticamento e accertamenti medici. Non ci sono quindi elementi sufficienti per identificare con certezza la causa del malessere.

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