Danilo Petrucci chiude a Jerez la sua avventura nel Mondiale Superbike. Tra lacrime, ringraziamenti e qualche rimpianto per la difficile stagione con BMW, il ternano ripercorre una carriera straordinaria: “Se fosse esistito un pilota come me quando ero piccolo, sarebbe stato il mio idolo”

Danilo Petrucci saluta la Superbike con le lacrime agli occhi, ma senza rimpianti per l’impegno profuso. Al termine dell’ultimo round stagionale di Jerez, concluso senza punti esattamente come ad Estoril, il pilota ternano ha raccontato ai microfoni di WorldSBK le emozioni di un addio che chiude un capitolo importante della sua carriera, iniziato proprio in questo paddock quasi vent’anni fa. “Purtroppo quando sono molto felice piango e adesso sto piangendo molto, quindi sono molto felice. Per me è stato un viaggio incredibile. Ho vinto in tutti i Campionati in cui ho corso e quest’anno è stato molto duro”, ha esordito Petrucci, visibilmente emozionato.

Il suo percorso nel WorldSBK era cominciato nel 2023 con il team Barni, prima delle tre vittorie conquistate a Cremona nel 2024 e della grande occasione arrivata nel 2026: diventare pilota ufficiale BMW. Un’opportunità che, però, non ha prodotto i risultati sperati. “Con BMW è stata una tempesta perfetta: niente test, la moto diversa da quella a cui ero abituato e, quando abbiamo iniziato ad andare più forte, mi sono infortunato nel peggior momento della stagione”, ha spiegato.

L’infortunio ha rappresentato uno spartiacque, anche sul piano personale: “Quando ti infortuni così seriamente, inizi a pensare che hai 36 anni e che non ne vale la pena. La tua testa inizia a pensare alla salute e BMW ha deciso di prendere un’altra direzione. Purtroppo tutto quello che poteva andare male è andato male, ma il team è stato davvero adorabile con me. Non so quanti abbracci ho dato questo weekend, in BMW abbiamo dato tutto. Posso solo ringraziare”.

Il ternano ha poi ricordato il motivo che lo aveva spinto a intraprendere l’avventura nelle derivate di serie: “Quando ho salutato la MotoGP, sono andato nel MotoAmerica e volevo provare a vincere un Campionato del Mondo, quindi BMW era il mio obiettivo. Purtroppo non è andata come volevo, ma ho dato tutto e questa è la sensazione più bella”.

“Non male per un ragazzo che viene dalle campagne di Terni”

L’addio alla Superbike ha riportato Petrucci anche alle origini della sua carriera: “Ho corso per la prima volta in questo paddock nel 2007, vent’anni fa, in Superstock 600. Ho tantissimi bei ricordi: il mio primo podio, la mia prima tripletta a Cremona, essere pilota ufficiale. BMW è la Casa più grande in Europa, ho corso per Ducati, KTM, BMW… non male per un ragazzo che viene dalle campagne di Terni”.

Per Petrucci, il risultato più importante non è racchiuso soltanto nei trofei: “La mia vittoria più grande è poter raccontare questa storia. Mi rende orgoglioso sentire dire a tanti che mancherò loro: ci ho messo un quarto d’ora a percorrere la pitlane da quanta gente mi si è avvicinata per abbracciarmi. Non mi sarei mai aspettato niente del genere in vita mia. Vincere in MotoGP, vincere nella Dakar, tornare sull’asfalto e continuare a vincere. Se fosse esistito un pilota come me quando ero piccolo, sarebbe stato il mio idolo. È incredibile poterlo dire”.

Sul futuro, Petrucci preferisce non sbilanciarsi. Una sola certezza accompagna il suo saluto: “Questa sarà la mia ultima gara nel WorldSBK, ma sono molto felice. Sul mio futuro posso solo dire che voglio essere felice, questo è il sogno di tutta la mia vita. Non è facile, ma voglio semplicemente godermi ciò che la vita mi riserverà”.

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