Editoriale di Simone Landi

Bagnaia è precipitato in una crisi tecnica senza precedenti mentre le altre Ducati volano. Quanto è libero Pecco di lavorare sulla sua moto?

A questo punto non basta più dire che Pecco Bagnaia è in crisi. Perché la crisi c’è, da due anni e ormai intorno al numero 63 c’è qualcosa che merita di essere spiegato. Partiamo dai numeri, perché sono impietosi. A Misano Pecco ha chiuso 19° in PreQualifica, si è piazzato 14° in griglia (tra le altre cose la sua peggior qualifica di sempre a Misano), è arrivato 13° nella Sprint e poi a terra nella gara lunga. Insomma, quello di domenica è stato il suo quarto ritiro negli ultimi cinque Gran Premi. Ha 143 punti ed è ottavo nel Mondiale. Marc Marquez, nella stessa squadra, è il leader del mondiale.

E proprio a Misano Ducati ha fatto primo con Marc, secondo con Alex Marquez, quarto con Aldeguer e settimo con Di Giannantonio. Una bella differenza. Quindi non possiamo semplicemente dire che la Ducati non funziona. Il problema è molto più specifico. Pecco Bagnaia non riesce più a guidare la Desmosedici.

Sabato Bagnaia lo aveva detto in maniera quasi brutale, parlando a Sky: “Non sto guidando, non posso guidare. Mi sento umiliato.” Descrive una moto che in ingresso gli dà la sensazione di avere la frizione tirata appena tocca il freno, senza il freno motore necessario a fermarla. Venerdì aveva spiegato che quel comportamento anomalo andava avanti ormai da Silverstone. Poi domenica cade. Gli chiedono cosa sia successo e lui risponde solo “Sono scivolato.” Sempre poche parole, fredde. Sembra quasi la risposta di chi non vuole più aggiungere benzina a qualcosa che evidentemente brucia già abbastanza.

Dopo la gara di Misano, le telecamere ancora accese di DAZN hanno intercettato una conversazione (che chiariamoci, lì doveva rimanere) tra lo stesso Bagnaia e Fabio Di Giannantonio. Non erano dichiarazioni ufficiali, Pecco non stava parlando ai giornalisti e non stava accusando pubblicamente Ducati. Proprio per questo, però, lo scambio è interessante. Bagnaia spiegava a Diggia di non percepire ormai differenze sostanziali tra alcune gomme e configurazioni: “La gomma soft e la media sono la stessa cosa per me. La soft usata la mattina e la soft usata in qualifica sono uguali”. A quel punto Di Giannantonio gli suggerisce una strada: “Sì, ho capito, ma se metti una configurazione normale come quella base, quella che ho io, secondo me…”.

La risposta di Pecco è stata immediata: “Non me lo fanno fare”. Diggia, quasi sorpreso, ha replicato: “Ah ok, allora alzo le mani”. Non sappiamo esattamente a quale modifica o configurazione si riferissero, e non faremo supposizioni per trasformare questa conversazione nella prova di un complotto Ducati. Ma non si può nemmeno far finta che quelle parole non esistano. Bagnaia non dice che quella configurazione non funziona, non dice che non può essere utilizzata per regolamento: dice che non gliela fanno usare. Ed è naturale, a questo punto, chiedersi quanto Pecco sia realmente libero di cercare la strada tecnica che sente più adatta a sé.

Bagnaia chiede la stessa cosa da quasi due anni

Il punto è che questa storia non nasce a Misano. Bagnaia parla da tempo di una Ducati che non gli permette più di utilizzare la frenata come vorrebbe, che non gli dà il sostegno all’anteriore necessario per entrare in curva con quella violenza e quella precisione che erano diventate il suo marchio di fabbrica. Basta ricordarsi il Pecco del 2024, capace di attaccare (e sorpassare chirurgicamente) all’esterno alla Dry Sac di Jerez, per capire quanto la fiducia nella parte anteriore fosse fondamentale nel suo modo di guidare. Quella sicurezza oggi sembra scomparsa, e Bagnaia lo ripete praticamente da quando è iniziato il percorso tecnico successivo alla GP24.

Quella moto nel 2024 gli aveva permesso di vincere 11 Gran Premi e di arrivare a un passo dal terzo titolo consecutivo. Non era perfetta, naturalmente, ma aveva caratteristiche molto vicine alle sue esigenze. Sostegno in frenata, elettronica con cui riusciva a controllare bene il posteriore e soprattutto la possibilità di mantenere il freno fino alla parte centrale della curva. Da quasi due stagioni Bagnaia continua invece a raccontare di non riuscire più a fare esattamente ciò che per anni gli era riuscito meglio. Ogni weekend sembra emergere un problema differente, ma il denominatore comune resta sempre che Pecco non sente di poter guidare la Ducati come vuole lui.

E poi c’è Motegi 2025. Cosa successe in quel frangente? In quel periodo Ducati lavorò su una configurazione della sua moto molto più vicina, per filosofia e alcune soluzioni, alla GP24 che Bagnaia conosceva così bene. Il risultato fu che Pecco tornò immediatamente competitivo e soprattutto tornò a vincere. Allora significa che quando Bagnaia ritrova certi riferimenti tecnici, il pilota che sembrava improvvisamente perduto ricompare da un giorno all’altro. Ed è proprio questo che rende ancora più difficile comprendere la situazione attuale.

Il confronto con gli altri piloti rende tutto ancora più strano. Marc Marquez riesce a vincere, Alex Marquez è diventato uno dei riferimenti di Ducati, Di Giannantonio trova velocità e lo stesso Bagnaia ha spiegato più volte che, quando confronta i dati con Alex, in alcuni punti sembra quasi di osservare due moto completamente diverse. Pecco racconta che Alex riesce a utilizzare molto più freno motore, a rallentare la moto prima e poi a riprendere il gas con grande trazione. Quando lui prova a replicare la stessa soluzione, invece, il posteriore si blocca e la moto tende ad andare lunga.

È possibile che dipenda dallo stile di guida. È possibile che Marc, Alex e Diggia siano semplicemente più adattabili a questa Ducati. Ed è possibile anche che Bagnaia abbia perso una parte importante della propria fiducia e che oggi amplifichi con la guida problemi che altri riescono a mascherare. Tutto questo va considerato, perché Pecco non può essere assolto da qualsiasi responsabilità. Ma quando un pilota del suo livello continua a spiegare per due anni quale caratteristica gli manca, e quando quello stesso pilota dice a un collega “non me lo fanno fare” mentre cerca una configurazione differente, allora Ducati dovrebbe quantomeno spiegare meglio cosa stia succedendo. Si tratta di trasparenza.

Quindi cosa sta succedendo?

Facciamo un giochino adesso. Un gioco eh, nulla di più. Una maliziosa provocazione per ammazzare il tempo mentre aspettiamo che arrivi il weekend in Austria. Ducati nel 2026 si trova a gestire due piloti dal peso economico enorme come Marc Marquez e Pecco Bagnaia, con stipendi e bonus legati ai risultati. Se entrambi fossero nella condizione di giocarsi il mondiale fino in fondo, i costi potrebbero diventare molto importanti. Per Borgo Panigale sarebbe economicamente più conveniente concentrare la propria corsa iridata su Marc, evitando di ritrovarsi a pagare premi giganteschi a entrambi.

È un’ipotesi suggestiva, e oggi non esiste alcuna prova che Ducati stia limitando Bagnaia per ragioni economiche. Anzi, proprio qui nasce il problema logico di questa teoria: Ducati sapeva perfettamente cosa stava facendo quando nel 2024 decise di promuovere Marc Marquez nel team ufficiale accanto a Pecco. Parliamo di un’azienda enorme e strutturata, che conosce contratti, bonus e costi dei propri piloti molto prima di firmarli. Pensare che soltanto a giochi fatti si sia accorta di quanto possa costare avere due campioni in lotta per il titolo è quasi più difficile da credere della teoria stessa. Anche Aprilia ha due piloti in lotta per il mondiale, ma i contratti di Jorge Martin e Marco Bezzecchi impegnano molto meno la casa di Noale rispetto agli accordi che Ducati ha preso con i suoi piloti. Per fama e soprattutto aspettative alla firma.

Bagnaia può aver perso fiducia, può avere difficoltà ad adattarsi, può commettere troppi errori quando cerca di forzare una moto che non sente. Marc Marquez probabilmente riesce a guidare sopra i problemi meglio di lui, e questo fa parte della grandezza del pilota spagnolo. Ma non possiamo neppure raccontarci che un uomo capace di vincere due Mondiali consecutivi, undici gare in una sola stagione e decine di Gran Premi si sia semplicemente dimenticato come frenare in MotoGP.

Indipendentemente dai risultati, se le parti lavoreranno in modo onesto e regolare (altrimenti ci sarà molto gelo) fino a fine stagione, a Valencia arriveranno probabilmente gli abbracci, i video, le immagini del 2022, le vittorie, i due Mondiali e tutto ciò che Bagnaia ha rappresentato per Borgo Panigale. Sarebbe giusto. Ma il modo migliore per salutare Francesco Bagnaia non sarebbe una targa o un montaggio emozionale: sarebbe permettergli di arrivare all’ultima gara ancora nelle condizioni di riconoscersi nella Ducati che guida.

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