Il GP del Brasile doveva essere una boccata d’ossigeno per la Yamaha. Pista nuova per tutti, nessun dato degli anni passati nel computer, insomma: l’occasione perfetta per azzerare il divario. E invece la domenica di Goiania ha sbattuto in faccia a Fabio Quartararo la solita, amara realtà. Dopo aver illuso il box con un gran sesto posto nella Sprint del sabato, guidando sopra i problemi, il francese è crollato in un disastroso sedicesimo posto nella gara vera. Fuori dalla zona punti, senza armi per difendersi e lontano anni luce da chi fa sul serio per il mondiale.

Il problema di base è sempre lo stesso, ma con il passaggio al nuovo motore V4 sembra pesare ancora di più. A Iwata hanno cercato la potenza pura, ma i cavalli non servono a nulla se la moto non riesce a scaricarli sull’asfalto. A Goiania la M1 è andata in crisi nera con il grip al posteriore. In uscita di curva la moto scivolava ovunque, distruggendo la gomma e perdendo decimi vitali in accelerazione.

Il risultato in pista è stato impietoso. Con una trazione del genere, sui rettilinei brasiliani le Ducati e le Aprilia sverniciavano Quartararo con una facilità imbarazzante. Si parlava di differenze di velocità che toccavano i 12 km/h, un gap che nel motociclismo moderno non puoi recuperare semplicemente staccando forte.

La rassegnazione di un campione

Quartararo in pista le prova tutte e continua a guidare impiccato, ma i miracoli non riescono tutte le domeniche. Smaltita la rabbia ai box, alle interviste il francese ha fatto il riassunto di una gara passata a difendersi dal vuoto: “Oggi ho sentito una scarsa aderenza, probabilmente a causa delle gomme da gara della Moto2. Qualcosa non andava, quindi mi lascio alle spalle questo GP e affronterò il prossimo round con la mente aperta”.

Sono parole che sanno di amara consapevolezza. Fabio ha capito che per far funzionare questo nuovo progetto tecnico ci vorrà ancora un mucchio di tempo. Il telaio e l’elettronica non riescono ancora a far dialogare il nuovo motore con le gomme. Nel frattempo, non resta che stringere i denti, raccogliere dati e sperare che gli ingegneri trovino in fretta la chiave per far svoltare e accelerare questa moto, prima che la frustrazione prenda il sopravvento.

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