La cena “hall of fame” con moltissime leggende del motociclismo ha permesso agli spettatori di sentire dei particolari sulle vicende ormai lontane, raccontate direttamente dai protagonisti.

La recente cena di gala dedicata alle leggende della MotoGP ha riunito i più grandi campioni per condividere le loro esperienze straordinarie. Durante questa magnifica serata privata i protagonisti storici del motomondiale hanno preso la parola svelando i segreti più intimi della loro carriera. Giacomo Agostini ha inaugurato i discorsi parlando del coraggio necessario per domare quelle motociclette brutali senza alcun tipo di elettronica. Il quindici volte campione del mondo ha spiegato dettagliatamente come i piloti dovessero affidarsi esclusivamente al proprio istinto per evitare incidenti mortali. Secondo lui la totale assenza di controlli di trazione rendeva le vecchie competizioni molto più autentiche e incredibilmente pericolose per tutti i partecipanti. Ascoltare le sue lucide parole ha fatto immediatamente comprendere ai presenti quanto fosse radicalmente diverso il modo di gareggiare nel passato.
Subito dopo questo intervento Valentino Rossi ha subito catturato l’attenzione con il suo solito carisma. Il campione di Tavullia ha voluto concentrare il suo discorso sulla spietata guerra psicologica che doveva essere combattuta costantemente contro i rivali. Rossi ha svelato numerosi aneddoti spiegando come una semplice battuta tagliente potesse letteralmente distruggere la totale concentrazione di un fortissimo avversario. La sua affascinante teoria sostiene che le gare si vincevano direttamente nella mente molto prima che i semafori si spegnessero sulla griglia. Questo approccio estremamente calcolato gli ha permesso di dominare per decenni battendo campioni formidabili che forse erano tecnicamente veloci quanto il Dottore. Tutti i vecchi rivali presenti in sala hanno annuito sorridendo ricordando quelle tremende battaglie mediatiche che anticipavano sempre lo scontro fisico.

La commozione è diventata palpabile quando Mick Doohan ha preso il microfono per raccontare il suo difficilissimo e doloroso calvario fisico riabilitativo. Il campione australiano ha spiegato con estrema lucidità come la disperazione per la gamba distrutta si fosse trasformata in pura rabbia agonistica. Le sue potentissime parole hanno dimostrato che la mente umana possiede risorse incredibili per superare qualsiasi infortunio apparentemente letale per uno sportivo. Dopo alcuni interventi di Pedrosa e Lorenzo, a chiudere questa incredibile serie di racconti è intervenuto Casey Stoner che ha analizzato lo spaventoso stress fisico e mentale del motociclismo. Il talentuoso pilota ha confessato apertamente che la pressione costante del paddock gli ha rubato la gioia di correre libero.

