Ducati porta a EICMA 2026 un secolo di storia, dalle prime biciclette motorizzate ai trionfi in MotoGP e Superbike. Il viaggio di PoleGP tra le moto leggendarie del marchio

Ducati celebra i suoi 100 anni a EICMA 2026, portando a Milano una straordinaria selezione delle motociclette che hanno scritto la propria storia. Per qualche giorno, una parte del Museo Ducati ha lasciato Borgo Panigale per raggiungere Fiera Milano Rho. Il risultato è un viaggio nel tempo, fatto di motociclette leggendarie, successi sportivi e innovazioni che hanno cambiato il mondo delle due ruote. L’esposizione si intitola “100 ANNI. 100 STORIE. 100 momenti fondamentali del primo secolo Ducati” ed è allestita presso l’ingresso di Porta Sud della fiera. PoleGP ha visitato la mostra, fotografando le protagoniste di un secolo di storia motociclistica.

La mostra resterà visitabile durante EICMA, dal 5 all’8 novembre 2026.

ALCUNE TRA LE MOTO DELL’ESPOSIZIONE AD EICMA

Dalla prima bicicletta motorizzata alle Ducati di Mike Hailwood, Troy Bayliss, Casey Stoner e Francesco Bagnaia, ogni esemplare racconta qualcosa di speciale. Per comprendere la storia Ducati bisogna tornare al 1926, quando Adriano, Bruno e Marcello Cavalieri Ducati fondarono la propria azienda a Bologna. All’inizio non si costruivano motociclette. L’impresa operava nel settore della radio e delle tecnologie elettroniche. Soltanto nel secondo dopoguerra arrivò la svolta verso la mobilità.

Il primo esemplare del percorso espositivo è anche uno dei più sorprendenti. Il Cucciolo del 1946 era un piccolo motore ausiliario applicato a una normale bicicletta. Semplice, economico e adatto all’Italia della ricostruzione post bellica, rappresentò un passaggio fondamentale verso la futura produzione motociclistica Ducati. Il progetto nacque presso la SIATA e venne successivamente industrializzato da Ducati. Guardandolo oggi, sembra quasi impossibile immaginare che da quella piccola bicicletta sarebbe nata una delle aziende motociclistiche più famose al mondo.

Negli anni Sessanta Ducati iniziò a guardare con crescente interesse al mercato statunitense. La Scrambler 250 del 1962 nacque proprio per rispondere alle richieste dei motociclisti americani. Manubrio alto, posizione di guida comoda e pneumatici adatti anche agli sterrati caratterizzavano questa moto. Fu una delle prime espressioni dello spirito libero che avrebbe reso famosissimo in tutto il mondo il nome Scrambler.

La svolta sportiva arrivò grazie alle intuizioni dell’ingegnere Fabio Taglioni e allo sviluppo dei grandi bicilindrici. Il motore bicilindrico a L e la distribuzione desmodromica divennero elementi fondamentali dell’identità Ducati. Poi arrivarono le vittorie destinate a entrare nella leggenda.

Tra le motociclette più affascinanti dell’esposizione spicca la 750 Imola Desmo del 1972, con il numero 9 di Bruno Spaggiari. Quell’anno Ducati partecipò alla prima edizione della 200 Miglia di Imola, affrontando alcuni dei più importanti costruttori dell’epoca. Paul Smart conquistò la vittoria, precedendo proprio Spaggiari, secondo con l’altra Ducati ufficiale. Una doppietta entrata nella storia. Quel successo dimostrò il potenziale del bicilindrico desmodromico e contribuì a costruire il mito sportivo di Borgo Panigale. La 750 Imola Desmo divenne inoltre il riferimento per la successiva 750 Super Sport stradale.

Poche motociclette possono raccontare una storia emozionante quanto quella esposta accanto alla 750 Imola. È la Ducati numero 12 di Mike Hailwood, protagonista del Tourist Trophy del 1978. Il britannico tornava alle competizioni motociclistiche di alto livello dopo anni lontano dalle gare. A 38 anni affrontò nuovamente il pericolosissimo percorso dell’Isola di Man. Contro ogni pronostico, conquistò la vittoria nella categoria Formula TT1. Fu uno dei ritorni più incredibili nella storia del motociclismo. La sua Ducati rossa, verde e bianca divenne immediatamente un simbolo, ispirando anche la successiva 900 Replica.

La 600 Pantah TT2 rappresenta uno dei passaggi più importanti nell’evoluzione delle Ducati da competizione. Derivata dalla famiglia Pantah, sfruttava un bicilindrico con distribuzione comandata da cinghie dentate. La struttura leggera e l’elevata maneggevolezza la resero particolarmente competitiva. La TT2 contribuì a consolidare il successo Ducati nelle competizioni riservate alle bicilindriche. Le sue soluzioni tecniche avrebbero influenzato profondamente i modelli sportivi successivi.

La 750 F1 nacque dall’evoluzione della TT2, portando la filosofia Ducati verso prestazioni ancora superiori. Il suo bicilindrico e la struttura essenziale rappresentavano perfettamente la ricerca di leggerezza tipica della Casa. Fu una delle ultime grandi creazioni sportive di Fabio Taglioni. Tra il 1985 e il 1986, la famiglia 750 F1 conquistò successi importanti nelle competizioni nazionali e internazionali. Marco Lucchinelli contribuì alla sua leggenda con la vittoria nella Battle of the Twins a Daytona nel 1986. Un modello diventato oggi particolarmente ambito dai collezionisti.

Tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio dei Novanta, Ducati entrò in una nuova dimensione. Il Mondiale Superbike diventò il palcoscenico ideale per mostrare l’efficacia dei bicilindrici italiani. Parallelamente, arrivarono modelli stradali destinati a rivoluzionare il design motociclistico.

La Ducati 851 rappresentò una svolta tecnica fondamentale. Motore raffreddato a liquido, distribuzione a quattro valvole per cilindro e iniezione elettronica segnarono una nuova era. Nel 1990, Raymond Roche conquistò il primo titolo Piloti Ducati nel Mondiale Superbike. La moto esposta a EICMA conserva il numero 3 del francese. Con quel successo iniziò una tradizione vincente che avrebbe reso Ducati uno dei riferimenti assoluti della categoria.

Nel 1993 Ducati presentò una moto completamente diversa dalle proprie sportive tradizionali. Il Monster 900, disegnato da Miguel Galluzzi, eliminava tutto ciò che non era considerato indispensabile. Niente carenature, motore in evidenza e telaio a traliccio completamente esposto. L’idea era semplice: creare una moto essenziale, aggressiva e riconoscibile. Il successo fu enorme. Il Monster divenne uno dei modelli più importanti della storia commerciale Ducati, contribuendo a definire il segmento delle naked moderne.

Se esiste una moto capace di rappresentare l’eleganza sportiva italiana, probabilmente è la Ducati 916. Presentata nel 1993, nacque dal lavoro di Massimo Tamburini. Scarichi sotto il codone, forcellone monobraccio e linee estremamente compatte la resero immediatamente riconoscibile. Ma la 916 non fu soltanto un capolavoro estetico. Con Carl Fogarty divenne una delle protagoniste assolute del Mondiale Superbike, conquistando titoli e vittorie. Ancora oggi viene considerata una delle motociclette sportive più belle mai realizzate.

Ducati 996 F01 (2001): il trionfo di Troy Bayliss

Tra i gioielli dell’esposizione compare anche la Ducati numero 21 di Troy Bayliss. L’australiano conquistò il titolo mondiale Superbike 2001 con la 996 F01, iniziando una straordinaria storia d’amore con Borgo Panigale. Particolarmente significativa è la livrea argentata utilizzata a Imola. Ducati la realizzò per celebrare il proprio 75° anniversario, richiamando i colori della storica 750 Imola Desmo. Un omaggio alla vittoria del 1972, proprio sul circuito dove quella leggenda era cominciata.

Nel 2003 Ducati debuttò ufficialmente in MotoGP con la Desmosedici GP03. Il progetto era ambizioso: un motore V4 potentissimo e l’obiettivo di diventare subito competitivi. A guidare la nuova moto furono Loris Capirossi e Troy Bayliss. L’italiano conquistò il primo podio Ducati già nella gara inaugurale in Giappone. Poi arrivò la prima vittoria, nel Gran Premio di Catalogna a Barcellona. Fu l’inizio di un percorso destinato a trasformare Ducati in una protagonista stabile della MotoGP.

Il 2007 rappresenta uno degli anni più importanti della storia Ducati. Con l’introduzione dei motori da 800 centimetri cubici, la Casa di Borgo Panigale costruì una moto straordinariamente competitiva. Alla guida della Desmosedici GP07 arrivò un giovane australiano: Casey Stoner. Il risultato superò ogni aspettativa. Stoner conquistò il titolo mondiale MotoGP, regalando a Ducati il primo campionato Piloti nella classe regina. La numero 27 esposta a Milano è una delle grandi protagoniste della mostra. Guardarla significa ricordare una stagione entrata definitivamente nella leggenda.

La Multistrada 1200, presentata nel 2010, rivoluzionò il concetto di motocicletta sportiva da viaggio. Offriva un’impostazione versatile, capace di unire prestazioni elevate, comfort ed elettronica avanzata. La successiva 1200 S DVT introdusse nel 2015 il sistema di fasatura variabile delle valvole. Una soluzione pensata per migliorare l’erogazione del motore in differenti condizioni di utilizzo. La Multistrada dimostrò che Ducati poteva trasferire il proprio carattere sportivo anche nel segmento delle moto da turismo.

Nel 2022 Ducati conquistò un titolo MotoGP atteso da quindici anni. A riportare la Casa di Borgo Panigale sul trono fu Pecco Bagnaia, protagonista di una rimonta straordinaria da -91 dopo il Sachsenring. Dopo una prima parte di stagione complicata, Pecco riuscì a recuperare il distacco da Fabio Quartararo (che aveva vinto il mondiale l’anno prima). Il titolo arrivò nell’ultima gara, a Valencia. La Desmosedici GP22 numero 63 rappresenta una delle più importanti motociclette della storia recente Ducati. Fu anche il primo capitolo del biennio mondiale consecutivo di Bagnaia.

Il 2022 fu un anno eccezionale anche per il programma Superbike. Álvaro Bautista conquistò il titolo mondiale in sella alla Ducati Panigale V4 R. Il modello rappresentava l’evoluzione della filosofia Ducati nelle competizioni derivate dalla serie. Motore V4, aerodinamica avanzata e sviluppo elettronico contribuirono a rendere la Panigale un riferimento della categoria. La vittoria di Bautista completò una stagione storica, con Ducati campione del mondo sia in MotoGP sia in Superbike.

Collezione 100: le Ducati moderne celebrano il passato

La parte conclusiva dell’esposizione guarda al presente, senza dimenticare le origini. Per il centenario, Ducati ha realizzato la Collezione 100, composta da dieci modelli in altrettante edizioni limitate. Ogni versione viene prodotta in cento esemplari numerati, reinterpretando una livrea storica del marchio. La mostra permette di ammirare queste motociclette accompagnate dalle opere artistiche di Ugo Nespolo.

Tra le moto più appariscenti spicca una Panigale gialla, con il numero 1 sulla carenatura. La livrea rende omaggio alla Ducati 750 Super Sport Desmo utilizzata da Franco Uncini nel 1975. Quell’anno il pilota marchigiano conquistò il Campionato Italiano Velocità, con il supporto della squadra di Bruno Spaggiari. Il giallo e i dettagli bordeaux richiamano fedelmente la moto originale. È un esempio perfetto di come Ducati riesca a trasformare la propria storia sportiva in un progetto contemporaneo.

La versione celebrativa del Monster riprende la livrea tricolore del Monster S4Rs del 2008. Quel modello rappresentò il capitolo conclusivo della prima generazione Monster. La nuova interpretazione mantiene lo spirito originale della naked Ducati, unendo tecnologia moderna e richiami storici.

La Scrambler 100 richiama direttamente la 250 Scrambler del 1962. La livrea azzurra e bianca celebra le origini americane di uno dei modelli più riconoscibili della Casa. Un collegamento ideale con la Scrambler storica esposta all’inizio del percorso.

L’Hypermotard V2 SP 100 si ispira alla Ducati 860 protagonista della 24 Ore del Montjuïc del 1975. La livrea ricorda una delle più importanti tradizioni Ducati nelle gare di durata. I colori celebrativi collegano una moderna motard alle imprese delle bicilindriche degli anni Settanta.

Una delle livree più curiose appartiene alla DesertX 100. La colorazione gialla richiama la Pantah Ice del 1981, una versione modificata per correre su superfici ghiacciate. La moto originale utilizzava pneumatici chiodati e particolari modifiche per affrontare condizioni estreme. Un capitolo insolito della storia Ducati, oggi reinterpretato attraverso una moderna adventure.

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