Dopo le difficoltà del Red Bull Ring, Fabio Di Giannantonio non dà più per scontato che Motegi sia terreno Ducati: “Austria doveva esserlo, ma abbiamo visto cosa è successo”.

Per anni ci siamo abituati a parlare di piste “Ducati”, ma secondo Fabio Di Giannantonio questo concetto sta progressivamente perdendo significato. L’Austria ne è stata la dimostrazione più evidente: Ducati aveva conquistato almeno una gara al Red Bull Ring in ogni stagione dal ritorno del circuito nel calendario, nel 2016, ma nell’ultimo appuntamento è stata battuta sia nella Sprint dall’Aprilia sia nella gara lunga dalla KTM, soffrendo in particolare con la costruzione più rigida della gomma posteriore.

Adesso arriva Motegi, un altro circuito tradizionalmente favorevole alla Desmosedici. Ducati ha vinto le ultime sette gare disputate sul tracciato giapponese considerando anche le Sprint, con l’ultimo successo di un’altra Casa che risale al 2019, quando Marc Marquez vinse con Honda. Ma Diggia non si fida dei precedenti, come ha detto parlando ai media nel giovedì di Motegi: “Spero davvero che qui sia una pista favorevole alla Ducati, ma abbiamo già visto che queste cose ormai non esistono più. Anche l’Austria doveva essere una pista Ducati, ma questa è anche la cosa bella della MotoGP.”

Il pilota VR46 sottolinea quanto il livello della MotoGP sia diventato equilibrato. “Ogni volta che entri in pista non sai mai al 100% cosa succederà. Devi sempre dare il massimo perché la competizione è altissima. Perché questa torni a essere una pista Ducati dobbiamo essere competitivi e fare un lavoro perfetto”.

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