Spielberg ha parlato chiaro, Acosta ha parlato chiaro. Il manico c’è, se la moto non dovesse venire meno le ambizioni iridate si potrebbero palesare nella testa del giovane spagnolo. C’è chi, dopo la tappa austriaca, si è fatto un’idea di questo tipo. Ma è fondata? Parliamone

La prossima settimana tutto il circus del motomondiale si preparerà ad un viaggio intercontinentale direzione Giappone, l’ultima tappa europea dell’estate, in Austria, ci ha dato un verdetto che attendavamo da tempo: Acosta sul gradino più alto del podio la domenica. Quando si parla di piloti con un talento lampante, come Pedro, è facile che gli animi di tutti partano per la tangente abbandonando quella che è la realtà. Insomma, diciamoci un po’ la verità, tutti sabato abbiamo goduto di una domenica sportiva di cui sentivamo il bisogno, tutti aspettavamo Acosta. Quindi, a maggior ragione, la sua vittoria non può non alimentare un chiacchiericcio frenetico e molto eccitato sul suo nome già caldo da anni. Ma ricordiamoci che è un chiacchiericcio.
A chi è che non piace sognare? Credo nessuno; quanto è bello mettersi alla finestra in un giorno di pioggia e immaginarsi il sole, proprio lì, al posto di quella nuvola nera che ingombra il cielo da un paio d’ore. Un po’ di pioggia però non ha mai fatto male a nessuno e, esattamente come i giorni di pioggia ci fanno apprezzare ancor di più le giornate di bel tempo, allora le fatiche di Acosta ci faranno saltare sulla sedia un po’ di più quando il suo talento non avrà più zavorre. Non c’è bisogno di dipingere un sole su di un cielo grigio, i raggi prima o poi li vedremo, è sicuro. Anzi, occhio a viaggiare troppo con l’immaginazione, che se poi questa si tramuta in una reale aspettativa per il campionato di Pedro, finisce che non ci godiamo più nessuna delle sue gesta.

Ora, come avrete intuito non sono un fan della tesi che Acosta sia un candidato al mondiale 2026, ma scendiamo per bene nel dettaglio. Qual è l’elemento principale che secondo me invalida la candidatura di Acosta? La KTM, risposta facile facile. È possibile che quest’elemento smetta di essere un problema? Decisamente no. Se non altro la KTM potrà uscire dal pantano in cui stava finendo di recente, insomma può tornare un po’ a galla, ma da qui ad arrivare a Ducati e Aprilia siamo lontani. Questo facendo finta di non vedere i problemi economici che attanagliano la casa austriaca da tanti anni. Altro fattore che lascia pensare a tutto meno che alla possibilità di una rinascita istantanea.
Poi il secondo punto. La stagione che stiamo vivendo è forse la peggiore in assoluto per chiunque si voglia candidare al titolo. Non solo i tre leader della classifica hanno dimostrato a più riprese di essere, per un motivo o per l’altro, dei cagnacci rognosi per tutti, ma ci sono tanti altri piloti veloci a tratti che si possono mettere in mezzo da un momento all’altro. I vari Ogura, Alex Marquez, Di Gianantonio e Raul Fernandez per l’Acosta di turno che vuole guardare la vetta sono un ostacolo bello alto. Già Acosta non è nelle condizioni migliori per giocarsi un campionato, in nessun caso, inoltre questo è proprio il mondiale sbagliato per lanciarsi nella mischia dei pretendenti.

L’ultimo punto della lista è lo stesso Pedro. Da estimatore di Acosta magari questa parte la dico sottovoce, ma, ad oggi, non è un pilota da mondiale. Tende ad esagerare, non è affatto solido. Ahimè, la costanza di rendimento è imprescindibile se vuoi vincere quello che conta, anche se sei il più veloce sempre, chiedere a Pecco per conferme. L’errore del sabato austriaco è molto grave, non va dimenticato. E se ti vuoi giocare un mondiale poi queste cose hanno un gran peso.
Sia chiaro però, oggi 23 settembre 2026, il fatto che Acosta non sia in grado di giocarsi un mondiale è normalissimo. Non si è mai trovato nelle condizioni di giocarsene uno in MotoGP. Questa è una cosa che si impara col tempo, non basta andare forte per giocarsi e vincere i mondiali. È, peraltro, forse proprio qui che si vede la differenza tra i campioni e chi è “solo” molto veloce. Io sono sicuro che Pedro rientri nella prima categoria e col tempo lo dimostrerà, quindi diamogli questo tempo.

