Dall’Igna non gira intorno al problema: Austin lascia un segnale pesante per Ducati
Austin doveva dire qualcosa di importante sulla tenuta di Ducati in una fase già delicata del campionato, e il responso finale non è stato morbido. Il bilancio del GP del Texas, letto attraverso le parole di Gigi Dall’Igna, restituisce una squadra che ha raccolto troppo poco rispetto alle aspettative e che adesso è costretta a guardare in faccia un problema tecnico e sportivo sempre più evidente.

La pole position di Fabio Di Giannantonio, il secondo posto di Pecco Bagnaia nella Sprint e il quarto posto ancora di Diggia nella gara lunga sono stati i risultati migliori di un fine settimana comunque insufficiente per una casa che negli ultimi anni aveva trasformato la superiorità in abitudine. Il dato che pesa davvero, però, è un altro: Ducati ha vissuto un weekend a strappi, senza mai dare la sensazione di poter controllare davvero il quadro.
L’ingegner Luigi Dall’Igna lo ha detto chiaramente: “Un GP che riflette i veri valori in pista, una gara poco entusiasmante che si è svolta in un weekend con risultati contrastanti per noi, e che dovrà essere interpretata con grande attenzione”.
Marquez ha pagato errori, penalità e una condizione ancora incompleta
Il caso più delicato del weekend resta quello di Marc Marquez, arrivato in Texas con la speranza di ritrovare terreno su una pista storicamente favorevole e invece rimasto lontano dai riferimenti più alti. Il quinto posto finale, dopo la rimonta seguita alla long lap penalty, racconta solo una parte della sua domenica. Perché il fine settimana dello spagnolo è stato compromesso da errori pesanti e da una condizione fisica ancora lontana dal massimo.
La caduta nelle FP1 e l’incidente con Di Giannantonio nella Sprint hanno costruito un fine settimana complicato già prima della gara lunga. Proprio l’episodio del sabato ha portato alla penalità che ha condizionato la domenica, costringendo Marquez a una corsa di rincorsa in mezzo al traffico.
“Purtroppo, l’errore di Marc nella Sprint Race gli è costato una gravosa penalità, un long lap nella gara principale, costringendolo a una significativa perdita di posizioni contro i suoi inseguitori più vicini che gli ha impedito di lottare per il podio”.

Poi ha aggiunto un passaggio che spiega bene il tono interno con cui Ducati sta leggendo il momento del numero 93: “Come sempre, è stato persistente e determinato, riuscendo a risalire fino a chiudere quinto, dando il massimo con la generosità e il carattere che si addicono a questo campione che non si trattiene mai”.
Il punto più forte dell’analisi di Dall’Igna, però, arriva quando entra nel merito della condizione di Marquez. Perché il problema, evidentemente, non si esaurisce nella penalità o negli episodi del weekend. C’è un tema più profondo che riguarda il rapporto ancora incompleto tra il pilota, il suo stato fisico e la moto.
“Un Marc, però, che non era al 100% a causa della caduta di venerdì, e con una sensazione della moto ancora incerta, che richiedeva una configurazione da aggiustare e che non gli permette di essere il Marc Márquez che conosciamo così bene e da cui ci aspettiamo tanto”, ha spiegato Dall’Igna.
“Se a questo si aggiunge il costante miglioramento dei nostri avversari, oserei dire che la situazione diventa molto chiara”.
Bagnaia tra lampi e crollo: la domenica conferma che il problema resta aperto
Anche il weekend di Pecco Bagnaia è stato diviso in due. Nella Sprint il piemontese era andato vicino al colpo grosso, restando davanti a lungo e mostrando finalmente un atteggiamento aggressivo e convincente. Un segnale incoraggiante, almeno fino a un certo punto. Perché la gara lunga ha raccontato un’altra storia, molto più simile alle difficoltà già viste in questo inizio di stagione.
“Bagnaia è andato vicino a vincere lo Sprint: è stato fantastico e gratificante vederlo correre in testa per così tanto tempo”.
La domenica, però, il quadro si è spezzato. Dopo una prima fase promettente, Bagnaia ha progressivamente perso ritmo, posizioni e incisività, fino a scivolare fuori dal cuore della lotta.

Il giudizio del DG Ducati è molto netto anche qui: “Domenica non è partito bene, ma si è rapidamente rifatto con una corsa determinata e aggressiva, con una prima metà di gara veloce e sicura di sé. Ha mostrato la giusta determinazione di chi vuole essere protagonista, solo per poi subire un netto calo di prestazioni che lo ha fatto perdere sempre più posizioni, venendo infine retrocesso al decimo posto all’arrivo”.
È una lettura che evidenzia bene il nodo del momento: Bagnaia riesce ancora a mostrare tratti da leader, ma non ha continuità per trasformarli in risultato pieno. E oggi, in una MotoGP così compatta, è un limite che pesa tantissimo.
Di Giannantonio è ancora la miglior Ducati: solidità e maturità in un weekend complicato
Se c’è una figura che esce rafforzata da Austin in casa Ducati, quella è ancora Fabio Di Giannantonio. Dopo la pole del sabato e il quarto posto nella gara lunga, il pilota VR46 si è confermato il riferimento migliore tra le Desmosedici del weekend.
“Un Diggia solido come una roccia, che ha chiuso quarto, è stata ancora una volta il migliore pilota della Ducati in questa occasione. Un inizio difficile seguito da una gara eccellente: talento e maturità”.
È una definizione centrata, perché Di Giannantonio sta riuscendo a tenere insieme velocità, lucidità e pulizia di esecuzione. E in questo momento, dentro a una Ducati che cerca risposte, è un valore ancora più importante.

Il messaggio finale di Dall’Igna è chiarissimo: serve reagire subito
La parte più significativa del commento del manager Ducati arriva probabilmente nella chiusura, perché non cerca scuse e non prova ad alleggerire il peso del weekend. Austin, per Borgo Panigale, è stato un campanello d’allarme. E come tale va trattato.
“Quello che è chiaro come il cristallo è che dobbiamo lavorare duramente per migliorare e mettere i nostri piloti in una posizione per dare il massimo, soprattutto ora che gli avversari si stanno dimostrando così competitivi”, ha detto Dall’Igna.
“Negli USA abbiamo faticato più di quanto avremmo dovuto: un campanello d’allarme che deve spingerci a tornare a vincere, fiduciosi che allora sarà ancora meglio! Dai, Ducati!”.

