La Moto2 di Austin ha rimesso in piedi la stagione di Senna Agius. Dopo due round senza nemmeno entrare in zona punti, l’australiano ha trovato in Texas la gara che poteva cambiargli il tono dell’inizio 2026: vittoria, ritorno al successo dopo Phillip Island 2025 e sensazione netta di aver finalmente riaperto il proprio campionato. È un successo che pesa proprio per questo, perché arriva quando serviva davvero e perché lo restituisce al centro del discorso dopo un avvio praticamente nullo.

Agius ha retto il confronto con Celestino Vietti e lo ha tenuto dietro fino alla fine in una gara in cui l’italiano ci ha provato davvero fino all’ultimo. Per Vietti resta comunque un secondo posto pesante, soprattutto dopo due primi GP piuttosto spenti. Non tornava sul podio da Misano 2025, gara che aveva anche vinto, e per uno come lui questa è una risposta che conta.
Veniva da uno zero pieno (18° e 19° posto) nelle prime due gare e aveva bisogno di un risultato che rimettesse ordine alla sua stagione. Austin glielo ha dato in modo pieno. Vincere qui, dopo un inizio così vuoto, significa ridarsi subito una prospettiva diversa. La sua annata, semplicemente, può cominciare da qui.
Dall’altra parte, anche Vietti esce bene dalla gara texana. Non gli resta la soddisfazione piena della vittoria, perché Agius è riuscito a fregargliela, ma il suo weekend ha comunque il peso di una ripartenza. Dopo due prestazioni scolorite, serviva un segnale. E il segnale è arrivato: ritmo, presenza davanti, capacità di restare agganciato alla lotta che conta. Non basta ancora per dire che sia tornato definitivamente il Vietti più solido, ma è certamente un passo nella direzione giusta.
Guevara salva il podio, Alonso rimonta ma paga troppo la penalità
A completare il podio è stato Izan Guevara, bravo soprattutto nel finale a difendersi dagli attacchi di David Alonso. Ed è proprio Alonso uno dei nomi che lascia più materiale da leggere dopo questa Moto2. Il passo c’era, la velocità anche, e non a caso per tutto il weekend era stato tra i più rapidi. Ma la penalità per l’infrazione legata alla pressione delle gomme gli ha cambiato completamente la domenica, costringendolo a scattare dal 17° posto invece che dalla pole.
In gara, il colombiano ha fatto quello che poteva e forse anche qualcosa di più. Aveva soltanto dieci giri per ricostruirsi una corsa credibile e lo ha fatto risalendo fino alla quarta posizione, sfiorando persino il podio. Non è il risultato che probabilmente meritava in termini di pura competitività, ma è comunque una prestazione che vale parecchio per la classifica. In un weekend del genere, prendere punti pesanti anziché uscire distrutto dalla penalità è già una forma di danno limitato molto intelligente.
Holgado spreca tutto: caduta, long lap e gara buttata
Molto più amaro il bilancio di Daniel Holgado. La sua gara si è complicata subito e nel peggiore dei modi: caduta alla prima curva, poi penalità con long lap, e alla fine un risultato che dice tutto da solo, con un misero 16° posto fuori dalla zona punti. In una gara così corta e così nervosa, una sequenza del genere ti porta automaticamente fuori dal discorso che conta.
Per Holgado è una domenica che pesa perché non arriva per mancanza di velocità pura, ma per una gara che si è sporcata immediatamente e non gli ha più permesso di rientrare davvero. Austin, per lui, lascia soprattutto un’occasione buttata.
Bandiera rossa subito: Ferrandez scatena il caos a curva 12
La gara, però, era stata segnata fin dal primo giro da un episodio pesantissimo. Nella staccata di curva 12, Alberto Ferrandez ha completamente sbagliato il punto di frenata, finendo addosso ad altri piloti e provocando un incidente enorme che ha portato all’esposizione della bandiera rossa. Nel contatto sono rimasti coinvolti Filip Salac, Sergio Garcia, Dani Muñoz, Collin Veijer e Angel Piqueras, oltre allo stesso Ferrandez. Come comunicato dalla direzione gara, tutti i piloti coinvolti nell’incidente sono coscienti.

