Per la prima volta dopo tanto tempo, in casa Ducati il tema non è più solo vincere. È capire in fretta perché il vantaggio si sia assottigliato così tanto. I primi due weekend pesanti della stagione hanno lasciato un segnale chiaro: Aprilia è cresciuta davvero, e Borgo Panigale non può più permettersi di pensare che il proprio livello basti da solo a tenere tutti dietro.
Dopo 88 podi consecutivi, la Ducati è rimasta fuori dal podio in Thailandia. In Brasile è arrivata soltanto una reazione parziale, con il terzo posto di Fabio Di Giannantonio e il quarto di Marc Marquez, entrambi però lontani dalle Aprilia di Marco Bezzecchi e Jorge Martin, che hanno controllato il fine settimana con un passo nettamente superiore. È da qui che parte l’analisi di Davide Tardozzi, lucida nei toni e pesante nei contenuti, ai microfoni di Motorsport.com.

La prima mossa del team manager Ducati è stata togliere ogni alibi e riconoscere apertamente il lavoro degli avversari. “Prima di tutto, complimenti ad Aprilia, hanno lavorato molto bene dall’anno scorso. Credo che dalla metà della scorsa stagione si siano dimostrati molto competitivi. Hanno fatto un ultimo grande passo avanti, quindi non ci resta che congratularci con loro”.
È una dichiarazione importante, perché certifica una cosa che nel paddock ormai è evidente: Aprilia non è più soltanto una moto capace di inserirsi ogni tanto nella lotta. È una realtà che ha compiuto un salto competitivo vero e che ora costringe Ducati a guardarsi dietro con molta più attenzione.
A Borgo Panigale conoscono il problema e stanno già lavorando. Ducati, però, non si nasconde. Anzi, dalle parole di Tardozzi emerge chiaramente che a Borgo Panigale il problema è stato identificato da tempo e che Gigi Dall’Igna è al lavoro già dall’inverno per rimettere a posto ciò che non sta funzionando.
“Per quanto riguarda noi, nelle aree in cui stiamo perdendo un po’ di terreno, Gigi sta lavorando fin dall’inverno per recuperare. È chiaro che l’Aprilia ha fatto un ottimo lavoro e non sarà facile”.

Qui c’è il cuore del discorso. Ducati non è sorpresa in modo ingenuo da ciò che sta succedendo. Sa di aver perso qualcosa in alcune aree chiave e sa anche che il recupero non sarà immediato. È un’ammissione pesante, perché racconta una squadra abituata a stare davanti che adesso si ritrova, almeno su certi circuiti e in certe condizioni, a inseguire.
Thailandia e Brasile, per caratteristiche tecniche e per il tipo di gomme utilizzate, hanno certamente rappresentato due contesti particolari. Ma il problema per Ducati sarebbe sottovalutarli come semplici eccezioni. Se due weekend così diversi hanno comunque messo in luce un limite, allora quel limite esiste davvero.
Austin e Jerez diranno quanto Ducati sia davvero vicina alla svolta
Secondo Tardozzi, i prossimi GP aiuteranno a capire meglio il quadro reale. L’idea è che Austin possa già riportare Ducati più vicina ad Aprilia, pur senza escludere che la RS-GP resti molto competitiva anche lì. Lo stesso discorso vale per Jerez, altra pista utile per verificare se Borgo Panigale abbia già iniziato a recuperare.
“Credo che l’Aprilia continuerà ad essere competitiva ad Austin, ma sono sicuro che la Ducati sarà più vicina; anche a Jerez saranno molto forti, ma possiamo avvicinarci. Conosciamo il problema e stiamo cercando il modo di risolverlo”.
Questo passaggio è centrale, perché introduce un concetto molto importante per leggere il momento Ducati. Il vero tema non è se Aprilia resterà forte, ma se Ducati riuscirà a ridurre in fretta il margine perso. In altre parole, non si tratta più di difendere un dominio assoluto. Si tratta di reagire, di riportare il pacchetto tecnico in una zona di rendimento che permetta almeno di giocarsela davvero.

Uno dei punti più delicati toccati da Tardozzi riguarda Marc Marquez. Il campione del mondo in carica, secondo il team manager Ducati, non è ancora nella miglior condizione fisica. Il riferimento è ai problemi alla spalla che si porta dietro dall’infortunio in Indonesia della scorsa stagione, un fastidio che continua a pesare ma che il pilota spagnolo non usa come giustificazione.
“In questo momento abbiamo anche un Marc che non è al 100% fisicamente, anche se questa non è una scusa dato che le altre Ducati sono indietro; non possiamo aspettarci che il talento di Marc ci risolva sempre i problemi”.
Tardozzi ha poi insistito su un aspetto che conosce bene chi lavora da vicino con i grandi campioni: quando non stanno bene, spesso parlano poco e cercano solo di spingere.
“Marc non è al 100%, ma come tutti i grandi campioni non se ne lamenta e lavora solo sodo per cercare di portare a casa i migliori risultati possibili”.
È una frase che rafforza la lettura del momento. Marquez sta continuando a massimizzare quello che ha a disposizione, pur senza essere nella pienezza della forma. Ma proprio questo rende ancora più urgente il lavoro di Ducati: se il leader tecnico e sportivo della squadra non è al massimo e la moto non lo aiuta abbastanza, il rischio è quello di esporlo a weekend in cui il margine per fare la differenza si riduce drasticamente.
Il caso Bagnaia non è sfortuna: manca ancora fiducia piena
L’altro fronte aperto è quello di Pecco Bagnaia, uscito male dal Brasile dopo una caduta nei primi giri. Anche qui Tardozzi ha evitato la scorciatoia della sfortuna. La sua lettura è stata molto più severa e, proprio per questo, più interessante.
“Non è sfortuna, è un errore che deriva dal fatto che non siamo riusciti a dargli la fiducia necessaria per fare la gara al suo livello, ma lui stesso ha ammesso che il problema nasce dal suo errore nelle qualifiche di sabato”.

